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Manovra, il governo pone la fiducia alla Camera

ROMA – Il governo pone la fiducia alla Camera sulla manovra economica. La fiducia e’ posta sul testo della commissione, identico a quello approvato dal Senato. Sara’ votata domani (oggi, ndr) alle 17. Il voto sara’ preceduto dalle dichiarazioni di voto, che avranno inizio alle 15:30 e saranno trasmesse in diretta tv. Il Pd, tramite Erminio Quartiani, ha sottolineato che si tratta della 36/ma fiducia posta dal governo.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini, ove entro le ore 13 del 29 luglio non sarà stato ultimato l’esame degli ordini del giorno alla Manovra, applicherà la regola della ‘tagliola’, mettendo direttamente in votazione finale il provvedimento. Fini ha reso questa comunicazione, che consentirà il via libero definitivo alla Manovra entro il 29 luglio, alla conferenza dei Capigruppo.

FRATTINI, MANOVRA NON TAGLI RISORSE VITALI A FARNESINA – “La Farnesina deve certamente dare e darà un contributo al risanamento dei conti pubblici ma non può essere privata di risorse indispensabili a consolidare l’Italia nel mondo”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini aprendo alla Farnesina la settima conferenza degli ambasciatori con a fianco il capo dello Stato Giorgio Napolitano. In questo senso Frattini ha spiegato di comprendere appieno la preoccupazione dei diplomatici che “avverte una consolidata tendenza, che non è di oggi né di ieri, alla riduzione di bilancio, tendenza che si è consolidata e trasmessa in diversi anni” con governi sia di destra che di sinistra. Anche il segretario generale della Farnesina, Giampiero Massolo, torna a sottolineare l’incompatibilità dei tagli previsti dalla manovra con la funzione della Farnesina. E, intervenendo alla plenaria della conferenza degli ambasciatori parla di “forte disagio” per una serie di misure che “molto demotivano la struttura e le persone” anche in relazione al “gettito che ne deriva”. Massolo sottolineando come il Ministero degli Esteri sia uno strumento su cui “investire”, è quindi tornato a sottolineare che è necessario “uscire dalla logica dei tagli trasversali, indiscriminati, per tutti i ministeri”. Quello della Farnesina – ha aggiunto – è “un segnale di allarme per non compromettere la funzione del Ministero” e, allo stesso tempo, “un appello perché si possa conciliare i tagli necessari con il dialogo basato sulla flessibilità e la pianificazione”.

TAGLIO DI 1.000 EURO AL MESE AI DEPUTATI – Sara’ di mille euro netti al mese il taglio sulla retribuzione dei deputati deciso dall’ufficio di presidenza della Camera sulla base delle indicazioni della manovra economica. Il taglio incidera’ per 500 euro sulla diaria di soggiorno (oggi pari a 4.003,11 euro) e per i restanti 500 sulla somma destinata al ”rapporto eletto-elettore”, quei 4.190 euro destinati anche ai ‘portaborse’.
Un taglio retributivo arriva anche per i dipendenti della Camera in analogia con quanto previsto dalla manovra per la generalita’ dei dipendenti pubblici. La riduzione sara’ del 5% per le retribuzioni sopra i 90 mila euro e del 10% per quelle sopra i 150 mila negli anni dal 2011 al 2013. In questo stesso triennio verranno sospesi i meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni. La Camera, poi, si impegna ad un risparmio in tre anni complessivamente pari a 60 milioni di euro e a un taglio delle proprie spese non vincolate.
Tali risparmi, viene precisato, si aggiungono a quelli gia’ realizzati a Montecitorio dal 2003, prima che partisse il dibattito sui costi della politica, con un indirizzo teso al progressivo e deciso contenimento dei costi di funzionamento. Il risparmio previsto di 60 milioni nel triennio 2011-2013 si aggiunge ai risparmi, stimabili in oltre 300 milioni, conseguiti dalla Camera in termini di riduzione della dinamica di crescita della dotazione nel quinquennio 2006-2010.
La palla passera’ ora a Consiglio di presidenza del Senato, che dovrebbe assumere nelle prossime ore decisioni analoghe a quelle di Montecitorio. La settimana scorsa la ‘forbice’ dei tagli per le retribuzioni dei parlamentari oscillava tra circa 550 euro al mese (il 10% dell’equivalente dell’indennita’) e 2.127,19 euro lordi al mese (pari al 10% relativo a tutte le voci che compongono lo ‘stipendio’ del parlamentare): questa ultima ipotesi era stata proposta dal presidente della Camera Gianfranco Fini. Oggi si e’ arrivati a una soluzione ”salomonica”. In un comunicato diffuso al termine della riunione di Montecitorio si precisa che ”la partecipazione della Camera allo sforzo complessivo cui e’ chiamato il Paese risponde ad un doveroso senso di responsabilita’ e non dipende dal fatto che le spese per l’attivita’ parlamentare siano eccessive o improduttive, trattandosi di costi essenziali per il funzionamento della democrazia”.

Ecco il dettaglio dei tagli, secondo il comunicato:

TRATTAMENTO ECONOMICO DEI DEPUTATI. ”Si e’ ritenuto di intervenire sugli emolumenti strumentalmente connessi all’esercizio del mandato. Sulla indennita’ parlamentare si e’ infatti gia’ operato in riduzione negli ultimi anni; l’importo attuale dell’indennita’ (pari a 11.703,64 euro mensili lordi- 5.486,58 netti) corrisponde alla misura vigente nell’anno 2006, come risultante a seguito della riduzione del 10% stabilita dall’Ufficio di Presidenza, secondo quanto previsto dalla legge finanziaria per il 2006. Va, inoltre, ricordata la mancata applicazione, alla sola Camera dei deputati, dell’adeguamento relativo all’anno 2007 (2,58%), mentre la legge finanziaria per il 2008 ha bloccato per il quinquennio 2008-2012 ogni meccanismo di rivalutazione dell’indennita”’. L’Ufficio di Presidenza ha, pertanto, stabilito di effettuare, nel triennio 2011-2013, le seguenti misure: a) riduzione di 500 euro della diaria di soggiorno, nella prospettiva di definire una disciplina per la rilevazione delle presenze in Commissione; b) riduzione di 500 euro delle spese per il rapporto eletto/elettori.

TRATTAMENTO RETRIBUTIVO DEI DIPENDENTI. In analogia con quanto previsto dal decreto-legge per la generalita’ dei dipendenti pubblici vengono stabilite: a) riduzione del 5% delle retribuzioni sopra i 90 mila euro e del 10% di quelle sopra i 150 mila euro negli anni 2011-2013; b) sospensione, nel medesimo triennio, dei meccanismi di adeguamento automatico delle retribuzioni.

TAGLIO SPESE NON VINCOLATE. ”I risparmi previsti andranno ad aggiungersi a quelli gia’ realizzati dalla Camera a partire dal 2003, e quindi molto prima che si originasse il dibattito concernente i costi della politica, mediante l’adozione di un indirizzo teso a un progressivo e deciso contenimento dei costi per il proprio funzionamento; cio’ soprattutto attraverso un vincolo alla crescita della dotazione che ha imposto, in questi anni, interventi strutturali sulla composizione della spesa e sui costi organizzativi e funzionali. Tale indirizzo ha consentito, anche in questa legislatura, di raggiungere importanti risultati come la previsione di crescita zero della dotazione per gli anni 2010 e 2011 (cio’ non avveniva dal 1960) e una dinamica della spesa per gli anni 2009 e 2010 pari a 1,30% (quindi al di sotto del tasso di inflazione programmato), che risulta essere la piu’ bassa dell’ultimo decennio. La Camera sara’, quindi, in grado di restituire al bilancio dello Stato, nel triennio 2011-2013, una somma complessiva di 60 milioni di euro. Tale somma va aggiungersi ai risparmi, stimabili in oltre 300 milioni di euro, conseguiti dalla Camera, in termini di riduzione della dinamica di crescita della dotazione, nel quinquennio 2006-2010”.

ANCHE PER SENATORI TAGLI DI 1000 EURO AL MESE – Fra qualche ora l’Ufficio di presidenza del Senato deliberera’ sui tagli alle indennita’ dei senatori. Saranno misure assolutamente in linea con quelle adottate dalla Camera, dal momento che i rispettivi uffici sono stati costantemente in contatto per varare misure uniformi. Anche a Palazzo Madama, quindi, la scure o il bisturi, a seconda dei punti di vista, andra’ a incidere per 500 euro sulla diaria di soggiorno e per i restanti 500 sulla somma destinata al ”rapporto eletto-elettore”.

CASINI,RAMMARICO PER SOLDI A TRUFFATORI QUOTE LATTE – ”Siamo rammaricati di una cosa: che in una manovra in cui si chiedono sacrifici alle forze dell’ordine, ridotte in condizioni difficili, si trovino i soldi per i truffatori delle quote latte, e per chi non ha pagato le multe”. A dirlo Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, a margine della presentazione del Forum nucleare italiano – presieduto da Chicco Testa – oggi a Roma. A proposito del voto di fiducia che sara’ posto alla manovra, Casini dice che ”era previsto” e che nonostante questo c’e’ rammarico per ”una manovra che comunque era inevitabile”.

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