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Manovra, Formigoni contro Bossi “Nessuno ci ha fatto sconti sui tagli”

ROMA – È scontro tra Bossi e Formigoni. Volano scintille tra i due «alleati» nella maggioranza che sostiene il governo nazionale ma ormai ai ferri corti sui tagli da 8,5 miliardi alle Regioni imposte dalla manovra d’estate che domani arriverà in aula al Senato e sui suoi riflessi sul federalismo fiscale. «La riduzione dei tagli di un miliardo? Nessuno ce l’ha mai proposta, ma se fosse ancora valida siamo pronti a venire a Roma per firmarla», ha detto il governatore Formigoni, replicando a Umberto Bossi che fin da venerdì sera sostiene di aver giocato, senza ascolto da parte delle Regioni, una carta risolutiva. Il Senatur avrebbe trovato un’intesa con Tremonti per ridurre i tagli di un miliardo, facendo leva sul meccanismo che premia le Regioni virtuose, ma non sarebbe stato ascoltato dai governatori. Una tesi che Bossi ha ribadito anche ieri ad Arona a una festa della Lega: «Io avevo lavorato con Tremonti» per la riduzione dei tagli «ma Formigoni e le Regioni hanno perso l’occasione. Adesso è troppo tardi perché si tratterebbe di cambiare la Finanziaria, ormai l’acqua è passata sotto il mulino. Comunque mercoledì vedrò Tremonti per vedere se si possono pescare ancora i soldi. Entro luglio partirà anche il federalismo regionale. E in autunno ci batteremo per portare a Torino, Milano e Venezia alcuni ministeri». «Comuni e provincie – ha aggiunto il Senatur – hanno agito meglio delle Regioni, col muro contro muro non si va da nessuna parte. E la restituzione delle deleghe da parte dei governatori è una stupidaggine: i soldi vanno presi quando ci sono non dopo». Le Regioni, però, fanno sapere di non aver ricevuto nessuna proposta. L’azione di Bossi, a fiancheggiamento di Tremonti, sembra tuttavia tutta politica: i suoi governatori, Cota (Piemonte) e Zaia (Veneto) hanno rotto il fronte delle Regioni e si sono detti indisponibili alla restituzione delle deleghe: «Ne vorremmo di più». Maroni non ha risparmiato critiche ai governatori mentre il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, ha risposto appellandosi ancora a Berlusconi e al governo: «Ascolti le nostre ragioni». E ha assicurato che le Regioni sono «compatte», anche perché – nonostante la defezione di Cota e Zaia – le posizioni sono state votate alla unanimità. Sul fronte delle aperture si spende Renata Polverini (Lazio) che sottolinea una «disponibilità del ministro Tremonti a soccorrere le Regioni in materia di trasporto pubblico locale». Il ministro dell’Economia in effetti già nella conferenza stampa di venerdì aveva osservato che le Ferrovie sono un’azienda statale e che il governo avrebbe potuto intervenire. In sostanza le Ferrovie, su richiesta del Tesoro, potrebbero avere un atteggiamento più elastico sui contratti di servizio che regolano la fornitura tra Trenitalia e Regioni: leggi treni dei pendolari. Agitazione anche sul fronte degli invalidi: la restituzione delle deleghe, incoraggiata da Tremonti polemicamente nei giorni scorsi, ha provocato la reazione di Formigoni: «Chi dirà ai veri invalidi che non avranno un soldo?». Immediata la reazione del Tesoro e dell’Inps: assicurata l’erogazione degli assegni di invalidità è assicurata. Continuano intanto le proteste: per i sindacati di polizia i 160 milioni aggiunti non sono sufficienti.

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