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Manovra blindata con la fiducia

ROMA – Silvio Berlusconi apre alle imprese e blinda la manovra con l’annuncio del voto di fiducia. Saranno riviste le norme sulla compensazione dei debiti e crediti fiscali, nonché sull’abolizione dell’obbligo di riacquisto da parte del gestore dei servizi energetici dei certificati verdi in eccesso sul mercato. Quanto alle regioni, l’atteso incontro con il premier, convocato in un primo tempo per oggi pomeriggio, è stato escluso in serata dal ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto. Resta tuttavia ferma la linea del ministro dell’Economia Giulio Tremonti: nessuna riduzione dei tagli alle regioni, che restano fissati in 8,5 miliardi nel biennio per le regioni a statuto ordinario, con la nuova formulazione che attribuisce alle stesse amministrazioni la facoltà di decidere come tagliare, prevedendo al tempo stesso un meccanismo premiale per le regioni “virtuose”. Stessa linea per gli enti locali. Dei sacrifici ha parlato anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta: «È una manovra difficile che impone rinunce e quei maledetti tagli che nessuno vorrebbe», ha detto. In un lungo incontro ad Arcore con lo stesso Tremonti, il premier mette a punto la strategia del governo, in coincidenza con l’arrivo in aula al Senato della manovra correttiva da 24,9 miliardi, previsto per domani, non a caso con un giorno di ritardo rispetto alla precedente tabella di marcia. Il ricorso al voto di fiducia era nell’aria. «Dov’è la notizia?», si chiede provocatoriamente la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro. «È un annuncio di totale irresponsabilità – aggiunge il segretario Pier Luigi Bersani -. Ognuno vede che questa manovra va radicalmente cambiata. L’esigenza di Berlusconi di ammanettare la propria maggioranza sta mettendo il Paese sempre più nei guai». La comunicazione è affidata a una nota di Palazzo Chigi. Il premier, «valutati i tempi per la conversione, considerando che il bene comune non è fatto dalla somma dei pur legittimi interessi particolari, sotto la sua responsabilità e nell’interesse del paese, ha ritenuto di orientare il governo verso la richiesta di fiducia al parlamento». Quanto alle possibili modifiche, Berlusconi e Tremonti «hanno preso atto del buon lavoro finora sviluppato in parlamento ed hanno valutato tutti i miglioramenti proposti e realizzabili, fermo il vincolo dell’invarianza dei saldi». Chiaro l’intento, che traspare dal tono e dal contenuto del comunicato, di dare il segnale che sulla manovra il premier e il titolare dell’Economia marciano di pari passo. È la risposta che per il Cavaliere occorre dare alla complessa partita politica che si sta giocando nella maggioranza, soprattutto sul fronte dei rapporti con Gianfranco Fini e i finiani. Tutte le modifiche confluiranno nel maxiemendamento che il relatore, d’intesa con il governo, sta mettendo a punto con la massima attenzione a evitare nuovi ” refusi”, dopo quello sulle pensioni e sulle tredicesime. Con il voto di fiducia, la partita sarà chiusa, e il medesimo copione si replicherà alla Camera, che di fatto riceverà un testo blindato: difficile infatti ipotizzare che il governo intenda correre rischi con un decreto che comunque deve essere convertito in legge entro la fine di luglio. A questo punto appare decisivo il passaggio finale in commissione Bilancio: in linea con quanto deciso lo scorso anno alla Camera sulla finanziaria 2010, la richiesta del voto di fiducia dovrebbe essere sul testo approvato dalla commissione, comprensivo dunque di tutte le modifiche apportate. Resta tuttora aperto l’altro nodo politico: quello del confronto-scontro con le regioni. Questione alla quale è alquanto sensibile la Lega di Umberto Bossi. Per il presidente della giunta lombarda, Roberto Formigoni, c’è ancora spazio per il dialogo con il presidente del Consiglio, anche se i margini appaiono obiettivamente ristretti. L’incontro – aveva reso noto nel pomeriggio il presidente della conferenza delle regioni, Vasco Errani – «non è ancora stato fissato. Sono in attesa di una telefonata di Gianni Letta». Errani rinnova la sua «fortissima preoccupazione» per i contenuti della manovra economica. «Attendo in tempi rapidissimi la convocazione di questo incontro, in tempo per definire il maxi emendamento e per riequilibrare la manovra che diversamente è insostenibile».

I nodi e le ultime modifiche dell’iter parlamentare

  1. REGOLE PER FONDI IMMOBILIARI CHIUSI I fondi immobiliari chiusi che non si adeguano alla nuova disciplina civilistica dettata dalla manovra avranno tre anni di tempo per chiudere l’operazione di liquidazione. Trail1?gennaio2010 e la fine della liquidazione la società di gestione del risparmio (Sgr) dovrà al fisco un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap del 19% anziché del 5 per cento
  2. DATI DEL CATASTO E COMPRAVENDITE I comuni potranno utilizzare le banche dati messe a disposizione dall’Agenzia del territorio«al fine di contribuire al miglioramento e aggiornamento della qualità dei dati». Introdotte inoltre modifiche sulle compravendite immobiliari: un’attestazione di un tecnico abilitato potrà certificare la conformità fra contratto e dati catastali
  3. TREDICESIME NEL PUBBLICO IMPIEGO Dovrebbe uscire di scena la norma sui tagli alle tredicesime di poliziotti, magistrati, professori universitari. L’emendamento del relatore,in sostanza, introduce una sorta di “scambio” tra scatti di carriera e tredicesime, ma il meccanismo, ha spiegato Azzollini, «deve essere riverificato nel suo complesso»
  4. PENSIONI DELLE DONNE E NUOVI REQUISITI Arriva lo scalone unico per le lavoratrici del pubblico impiego che, a partire dal 1° gennaio 2012, andranno in pensione di vecchiaia a 65 anni. Al tempo stesso per tutti scatta l’adeguamento dei requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita media: l’avvio del meccanismo ci sarà a decorrere dal 1° gennaio 2015
  5. TAGLI PER REGIONI ED ENTI LOCALI Il premier e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti l’hanno ribadito ieri:i saldi non si toccano. Ciò significa che il contributo chiesto alle regioni e agli enti locali dovrebbe restare di 14,8 miliardi, attribuendo alle autonomie il compito di ripartirli con un occhio di riguardo per i “virtuosi”. Ma i governatori ritengono eccessivo il contributo chiesto al comparto
  6. STRETTA NEL SETTORE FARMACEUTICO I tagli per il settore farmaceutico previsti dalla manovra economica saranno spalmati su tutta la filiera e non riguarderanno solo le farmacie e i grossisti ma anche le aziende farmaceutiche. Lo prevede un emendamento del relatore. Il ministro Fazio si dice è contrario alla ripartizione sull’intera filiera del settore della riduzione (-3,65%) dei margini dei grossisti

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