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Manovra bis, cantiere aperto

Manovra bis, la partita per gli enti locali non è ancora chiusa. Questo il sentimento che emerge dalle prese di posizione che negli ultimi giorni hanno caratterizzato il mondo della politica alle prese con le possibili modifiche al decreto-legge 138/2011. Intanto i piccoli comuni, a rischio di soppressione per la manovra che prevede l’accorpamento dei municipi con meno di mille abitanti, hanno indetto una manifestazione nazionale, che si terrà a Roma il 26 agosto prossimo. A indirla è l’Anpci, l’Associazione nazionale dei piccoli comuni d’Italia, e l’appuntamento è per le ore 14 davanti a Palazzo Chigi. “Dobbiamo essere in tanti, per dare la spallata definitivamente all’articolo 16 della manovra, che ha deciso la fine dei nostri piccoli comuni” recita la convocazione della manifestazione, firmata dalla presidente dell’Anpci Franca Biglio. I sindaci, che indosseranno la fascia tricolore e porteranno il gonfalone comunale, consegneranno le chiavi dei Municipi ai rappresentanti del Governo nazionale. Biglio inoltre raccomanda ai primi cittadini di chiudere il comune e di esporre la bandiera tricolore a mezz’asta in segno di lutto. “Non è in gioco la nostra poltrona – conclude la presidente dell’Anpci – ma la vita del nostro Paese. Vendiamo cara la pelle!”.
C’è poi la questione delle province, sulle quali (la manovra prevede la soppressione per un 30 per cento di esse) si aprono spiragli di intervento. Le province “sono ormai un problema di identità, se vai a tagliarle la gente può ribellarsi: e comunque non si risparmia niente perché i loro dipendenti vanno riassorbiti”, ha detto il leader della Lega Nord Umberto Bossi durante un comizio a Schio. Bossi ha riferito di aver “valutato subito non si dovesse tagliere le province, ma ormai in Parlamento si sono messi in testa che facendolo si risparmiano soldi”. Il leader della Lega, assicurando ancora una volta che in Parlamento si troverà una soluzione a favore degli enti locali costretti a sacrifici dalla manovra, ha dunque avvertito: “Niente tagli alle province storiche”. Per andare incontro alle esigenze degli enti locali, nella discussione sulla manovra anticrisi, “qualunque proposta migliorativa sarà portata avanti”, ha poi assicurato il Ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, rispondendo a chi gli chiedeva se sul tema ci possano essere convergenze anche con le opposizioni. “Richiede attenzione sia dalla maggioranza che dall’opposizione l’andare nell’interesse del territorio e degli enti locali, che erogano i servizi essenziali ai cittadini”, ha spiegato Calderoli prima di lasciare il Cadore. Si tratta, dunque, ha concluso “un interesse comune”. E anche “l’Udc ritiene indispensabile la semplificazione degli enti locali che generano caste e costi pubblici non essenziali. Ma la manovra proposta dal Governo, sotto il segno dell’emergenza, rischia di essere inefficace e sbagliata perché l’abolizione delle Province si deve fare con norma costituzionale e per i piccoli comuni ciò che pesa è l’assenza dell’unione obbligatoria dei servizi non certo i costi, irrisori, di consiglieri e assessori. Occorre un modello di governance coerente con il principio di sussidiarietà verticale e più ragionevole”, ha dichiarato in una nota il responsabile delle riforme istituzionali dell’Udc, Pierluigi Mantini.

LE MODIFICHE
Intanto per quanto riguarda le modifiche al decreto (da domani partirà l’esame alla Commissione bilancio del Senato. Relatore è lo stesso presidente Antonio Azzollini del Pdl), negli ultimi giorni sembra che caserme e uffici pubblici siano finiti nel mirino: tra le ipotesi ci sarebbero infatti anche possibili nuove dismissioni del patrimonio pubblico. La misura potrebbe essere giocata durante l’iter parlamentare come ultima carta se saranno necessarie nuove risorse. La possibile vendita di caserme e uffici pubblici sarebbe già allo studio, riferiscono fonti di maggioranza, e tecnicamente il veicolo per fare queste operazioni potrebbe essere Fintecna, alla quale potrebbe passare una quota di immobili in cambio di liquidità immediata. Sull’entità di una eventuale operazione di vendite non trapelano cifre, ma su un patrimonio di oltre 500 miliardi di euro, anche una piccola quota in questo momento darebbe fiato al governo per ammorbidire alcune delle misure della manovra che non piacciono. E poi c’è da considerare che, a parte le caserme, tutti gli uffici della pubblica amministrazione vedranno un ridimensionamento e dunque sarebbe possibile valorizzare le sedi. Tra le misure più criticate resta il contributo solidarietà per i redditi oltre i 90.000 euro, perché da più voci si chiede una alleggerimento per i contribuenti che hanno famiglia a carico. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega per le politiche della famiglia, Carlo Giovanardi, ha già annunciato un emendamento per inserire nella misura un’attenzione alla famiglia. Abbassare la soglia del prelievo del contributo di solidarietà a 80.000 euro per chi non ha figli a carico, per esentare dal pagamento le famiglie numerose. Questa in sintesi la proposta di modifica per non colpire i contribuenti con tre o più figli, esentandoli del tutto dal contributo per un reddito inferiore ai 150.000 euro, e applicando agli importi superiori a tale soglia soltanto un’aliquota del 5%. Sulle pensioni invece arriva lo stop del ministro Calderoli, anche se da ambienti di maggioranza trapela che sulle questioni anzianità ed età delle donne la partita sarebbe invece ancora aperta. La Lega resta poi legata all’idea dell’anticipo del Tfr in busta paga perché, fa notare sempre Calderoli, “c’è la necessità di garantire un potere d’acquisto ai cittadini”. Sempre fortemente critico, Guido Crosetto del Pdl preannuncia che “le Camere cambieranno la manovra con la scure, non con il bisturi”.

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