Questo articolo è stato letto 0 volte

Ma l’austerità nella Carta può frenare la crescita

Con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri dell’obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione, si è dato il via anche in Italia al lungo iter legislativo per disporre di un ulteriore strumento per la riduzione del debito pubblico. Presente in Germania dal giugno 2009, ma in vigore dal 2016 e per i Länder dal 2020, e attualmente in corso di approvazione in Spagna e Francia, il vincolo del pareggio di bilancio, attraverso la modifica dell’articolo 81 della Carta costituzionale, è stato proposto da Tremonti lo scorso 11 agosto nel corso dell’informativa alle Camere in seduta congiunta, in previsione della manovra economica che ora passerà all’esame di Montecitorio. D’altronde, nel pieno della crisi delle Borse, a metà agosto, sia la Merkel che Sarkozy ne hanno chiesto a tutti i Paesi dell’Eurozona l’inclusione nelle singole Costituzioni. In Italia, all’entusiasmo di numerosi giuristi, si è contrapposta l’opportuna prudenza di non pochi economisti sull’efficacia di tale provvedimento (si veda Il Sole 24 Ore del 5 settembre). In proposito, è opportuno ricordare che proprio lo scorso agosto, otto prestigiosi economisti, per la maggior parte premi Nobel (Arrow, Diamond, Sharpe, Schultze, Blinder, Maskin, Solow, Tyson), hanno inviato una richiesta al presidente Obama perché sia respinta «qualunque proposta volta a emendare la Costituzione degli Stati Uniti inserendo un vincolo in materia di pareggio di bilancio, perché rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida». Essa, infatti, avrebbe effetti perversi in caso di recessione, diminuendo il gettito fiscale e aumentando le spese per gli ammortizzatori sociali che, pur facendo aumentare il deficit, limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere d’acquisto. In Italia, quest’ultimo, è opportuno ricordarlo, per i percettori di reddito fisso è diminuito, dal 2002 alla vigilia della crisi iniziata nel settembre del 2007, di circa 1.500 euro, per subire un’ulteriore e forte riduzione a tutt’oggi, con il dimezzamento della propensione al risparmio dal 24%, agli inizi degli anni 90, a circa il 12% nel 2010. Anche in fasi di espansione dell’economia, un tetto obbligatorio alla spesa può danneggiare la crescita economica, perché gli incrementi degli investimenti a elevata remunerazione, compresi quelli interamente finanziati dall’aumento del gettito, sarebbero ritenuti teoricamente incostituzionali se non controbilanciati da riduzioni della spesa di pari importo. In verità, per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio, conclude la lettera inviata a Obama, non è necessario un emendamento costituzionale, perché nessun Paese ostacola la propria crescita con questo vincolo. «Non c’è alcuna necessità di mettere una camicia di forza all’economia. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo danneggerebbero la ripresa già di per sé debole». Da queste osservazioni non sembrano esenti l’Unione monetaria europea e, soprattutto, nazioni quali l’Italia e la stessa Germania che, secondo l’ultima stima Ocse, subiranno un’ulteriore riduzione del Pil e un aumento della disoccupazione, nonostante il giudizio positivo, al pari della Commissione europea, sulla manovra economica già approvata dal Senato. Più che di ulteriori vincoli difficili da rispettare in presenza di crisi che hanno colpito l’intero mondo occidentale – quella iniziata con i mutui subprime negli Usa, alla quale si è recentemente sovrapposta l’altra originata dai debiti sovrani nel Vecchio continente – sarebbe necessaria una concreta governance dell’Unione europea, in grado di “europeizzare” il rischio del debito pubblico attraverso l’emissione degli EuroUnionBond, proposti da Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio (Il Sole 24 Ore del 23 agosto). Emissione oggi agevolata dalla recente decisione della Corte costituzionale tedesca che ha ritenuto legali gli acquisti di titoli pubblici di Italia e Spagna da parte della Bce, e che ha certamente ridotto anche i rischi elettorali della Merkel. Forse è necessario accettare l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione come un male necessario, a causa della speculazione internazionale, ma le leggi ordinarie dei singoli Stati restano certamente gli strumenti più idonei per il raggiungimento di questo obiettivo.

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>