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Lotta all’evasione tra luci e ombre

Nonostante le problematicità, si può dire promossa la partecipazione degli enti locali alla lotta all’evasione. “A oggi sono arrivate undicimila segnalazioni da parte dei comuni, non tutti sono partiti, a breve sarà fatto il decreto per attribuire loro i quattrini, sono 19 in totale i milioni accertati finora”. Questi i numeri della partecipazione dei comuni alla lotta all’evasione fiscale resi noti ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera, nel corso di un convengo sull’Anagrafe tributaria organizzato dalla commissione di vigilanza competente. “Al di là dei numeri – ha controbattuto Andrea Ferri dell’Ifel (Istituto finanza ed economia locale), parlando sempre della novità contenuta nella Finanziaria triennale 2008 – c’è stata una crescita esponenziale delle segnalazioni, se si considera che siamo partiti a fine 2009-inizio 2010, perché non erano pronti gli strumenti telematici. Il problema è che c’è un impasto di confusione: prima di tutto la funzione di accertamento va messa nelle Carta delle autonomie. Poi, l’aumento della quota di partecipazione dei comuni al 33% è importante, ma è importante che il decreto veda rapidamente la luce: non è possibile che a cinque anni dalla norma e a un anno dalla sua effettiva utilità non ci sia ancora lo strumento per l’erogazione. Tutto il sistema così perde credibilità”. “Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti i cittadini, se non viene fatto questo possiamo fare tutte le banche-dati e i redditometri che vogliamo, ma non vinceremo mai”, ha poi sottolineato Befera a proposito del nuovo redditometro, citando un “sondaggio del Censis secondo cui il 90% degli intervistati è contrario all’evasione, ma vale comunque 100 miliardi l’anno. Allora – mi chiedo – chi è che evade?”. D’altro canto, il direttore delle Entrate ha ribadito che gli accertamenti non devono essere vessatori, “se non ha un solido fondamento non va fatto”. È il senso di una direttiva ai responsabili delle strutture periferiche dell’Agenzia: “Se il contribuente ha dato prova sostanziale di buona fede e di lealtà nel suo rapporto con il Fisco, ripagarlo con la moneta dell’accanimento formalistico – scrive Befera nelle lettera – significa venir meno a un obbligo morale di reciprocità ed essere perciò scorretti nei suoi confronti. Comportamenti in qualche modo vessatori sono destinati ad essere controproducenti perché penalizzano i contribuenti onesti e tendono a incentivare l’evasione”. Il direttore ha poi annunciato che l’Agenzia delle entrate convocherà “a breve” le categorie per presentare il nuovo redditometro. “Stiamo ancora ragionando sul modello, vogliamo fare una cosa che non possa essere soggetta a critiche, tecnicamente inattaccabile e quindi di sicuro successo nel recupero dell’evasione fiscale”. Il redditometro partirà sulle dichiarazioni 2009 presentate entro il 5 ottobre 2010 e dunque “c’è tempo fino a marzo”, ha fatto presente Befera. “Sulla base di analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati per life stage e per area territoriale di appartenenza, si stanno costruendo – ha aggiunto – le modalità di apprezzamento della relazione tra il reddito e le voci indicative di capacità di spesa. Tutti gli elementi di spesa sintomatici della capacità contributiva attribuibili a ciascun codice fiscale andranno presto ad alimentare una base-dati unitaria, funzionale a uno specifico software di supporto all’accertamento sintetico. Le posizioni maggiormente significative saranno oggetto di controllo”.

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