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Lotta ai writer e ai vandali dell’arte i monumenti ripuliti dai detenuti

Tra i lavori socialmente utili per i detenuti ce n’è uno nuovissimo: ripulire i muri dalle scritte dei writer. il neo assessore agli Enti locali e sicurezza della Regione, Giuseppe Cangemi, ci prova. E annuncia, insieme a Marco Daniele Clarke e Franco Panzironi, presidente e all’amministratore delegato di Ama, un progetto che dovrebbe vedere in un prossimo futuro «e cioè settembre-ottobre» l’impiego di ex detenuti o di detenuti in regime di semi-libertà per «la pulitura di aree monumentali d’interesse storico artistico colpite da atti di vandalismo». Il tutto in collaborazione con l’amministrazione penitenziaria del Lazio. «Una iniziativa», spiega Cangemi, «di forte valore simbolico». Nata da «una visita» racconta l’assessore «a Casal del Marmo, il carcere minorile: un luogo che mi ha stretto il cuore. Così come il sovraffollamento di tutte le strutture. Per non parlare del problema delle donne, spesso in carcere per reati minori, con figli piccoli o incinte, costrette a crescerli dietro le sbarre». E così ecco il progetto. «Queste persone magari hanno tolto qualcosa alla città e ripulendola la restituiscono». Cangemi annuncia anche che l’Osservatorio per la sicurezza adesso aggiungerà al suo organico «un esperto contro i vandali dell’arte, dopo l’escalation di danneggiamenti che si sono registrati nel 2009». Rita Bernardini, deputata radicale Pd, promotrice di “Ferragosto in carcere” che anche quest’anno il 13, 14 e 15 agosto vedrà senatori e deputati in visita nelle case circondariali italiane, appena rientrata da «un viaggio allucinante nelle carceri di Messina e Palermo», trova l’iniziativa «positiva. Tra l’altro il ricorso alle pene alternative è molto efficace sulla recidiva». Per Angiolo Marroni, garante per i detenuti del Lazio, «tutto quello che si fa è utile. Si tratta di vedere concretamente chi avrà la possibilità di usufruirne perché i detenuti ammessi alle misure alternative sono pochissimi: basta pensare che per avere il regime di semilibertà bisogna aver avuto una condanna definitiva: sui 6253 detenuti del Lazio, solo il 50% è in questa situazione. Tantissimi hanno poi commesso reati che non consentono questo regime».

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