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Lotta ai roghi con il catasto

Anche nei boschi il catasto è strategico. In questo caso si tratta dell’elenco dove sono indicati i terreni che sono stati percorsi dal fuoco e sui quali – per un determinato periodo di tempo – è vietato edificare e, anche, esercitare caccia e pastorizia. Uno strumento finalizzato a impedire la speculazione sulle aree bruciate e che riveste un ruolo primario tra quelli indicati dalla legge quadro 353/ 2000 in materia di incendi boschivi. E le amministrazioni locali, cui è affidato il compito di dare concreta attuazione alla legge 353, hanno dimostrato di essersi in gran parte attivate nella realizzazione di questo censimento se è vero che oltre l’86%si è dotata di questo “catasto delle aree percorse dal fuoco”. Il dato emerge dal monitoraggio annuale condotto da Legambiente in collaborazione con il dipartimento della Protezione civile: il rapporto – che è presentato oggi a Roma – offre un’analisi aggiornata sia del fenomeno roghi sia delle iniziative messe in essere nelle regioni. Sulle oltre 2mila amministrazioni locali contattate (tutte quelle nel biennio 2008-2009 sono state colpite da un incendio con un’estensione pari o superiore a un ettaro), quasi 900 hanno risposto in maniera completa: una percentuale del 44% che – osservano i tecnici del dipartimento della Protezione civile – rappresenta un campione significativo per indicazioni di tipo generale. La dinamica. Per l’Italia gli anni più critici per i roghi boschivi sono stati il 2007 e il 2003. Il trend più recente ?confermano Istat e Legambiente su dati del Corpo forestale ? dimostra come il fenomeno «si caratterizzi sempre meno come un’emergenza nazionale e sempre più come una drammatica emergenza per alcune zone di sud e isole». In particolare, nel 2009 si sono verificati circa 5.400 incendi (contro i quasi 6.500 del 2008) che hanno incenerito oltre 73mila ettari (66mila nel 2008), dei quali oltre la metà (37mila) in Sardegna (soprattutto nel Sassarese). Sicilia e Calabria sono le altre regioni meridionali più danneggiate, mentre nel nord spicca la Liguria (332 incendi con 2.644 ettari bruciati). Il 2009 ha tuttavia registrato il numero di incendi più basso degli ultimi 18 anni. «La diminuzione dei roghi rappresenta un importante risultato del lavoro di squadra di tutto il paese – osserva Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione civile di Legambiente -. I cittadini sono più attenti nella fruizione dei boschi, il sistema di spegnimento è tempestivo, le attività di controllo delle forze dell’ordine sono sempre più efficaci e cresce il ruolo da protagonisti dei sindaci. Segnali fondamentali che non ci permettono però di considerare superata l’emergenza, anche perché non sono estesi a tutta la penisola». Contrasto. La stragrande maggioranza degli eventi è di natura dolosa. Per fermare questa piaga – spiegano alla Protezione civile, che a partire dal 2007 ha avviato sul territorio un’azione coordinata con le forze interessate contro l’emergenza incendi – diventa dunque fondamentale eliminare la possibilità di ” trarre vantaggio” dai roghi, con la realizzazione del “catasto delle aree percorse dal fuoco” che vincola per 15 anni la destinazione d’uso delle aree “bruciate” (per 10 l’edificazione, la caccia e il pascolo e per 5 le attività di rimboschimento). Ebbene secondo il monitoraggio di Legambiente, è vero che solo il 7% dei comuni applica pienamente la legge 353 (si veda il grafico in alto), tuttavia quasi nove su dieci hanno fatto questa “mappatura” (erano meno del 10% prima del 2007). Non tutte le aree hanno però tenuto lo stesso passo sul catasto: in alcune delle regioni con la maggiore presenza di comuni colpiti da incendi boschivi (come Calabria, Sicilia, Sardegna) la realizzazione del registro appare in ritardo. «Non è un caso che l’allarme incendi rimanga alto proprio in quelle regioni che non hanno ancora istituito il catasto delle aree percorse dal fuoco – osserva il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – l’unico strumento finora in grado di monitorare il territorio impedendone lo sfruttamento a fini speculativi. È evidente la necessità di adeguare gli strumenti di contrasto, tanto più ora che la manovra finanziaria, attraverso i sostanziosi tagli dei finanziamenti destinati alle aree protette e alle regioni rischia di indebolire ulteriormente le attività di prevenzione e i potenziali interventi d’urgenza gestiti obbligatoriamente a livello locale».

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