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Lombardo chiede garanzie sul Fas

La vecchia bandiera del fisco di vantaggio non è mai stata ammainata ma oggi la priorità numero uno si chiama, manco a dirlo, Fas. Sulle risorse del Fondo aree sottoutilizzate il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo ha più di un grattacapo ed è per questo che il tema sarebbe decisivo nella partita politica con la quale il premier Silvio Berlusconi potrebbe tentare di portare l’Mpa nella maggioranza all’interno di un “gruppo di responsabilità nazionale”. Nell’incontro di mercoledì a Palazzo Grazioli, Lombardo ha parlato innanzitutto dei 4,3 miliardi di risorse Fas 2007-2013 assegnati sulla carta ma per i quali manca ancora il decreto di assegnazione. In pratica manca la “cassa”, è come se questa montagna di soldi fosse stata congelata per poi essere inserita nella riprogrammazione complessiva che il governo sta studiando per il piano Sud. Su questo Lombardo, ed è stato chiaro anche con il premier, non sembra disposto a cedere terreno. Tanto più che la delibera di ricognizione preparata dai ministri Tremonti e Fitto a fine luglio pone ulteriori dubbi sulle risorse siciliane. La regione di Lombardo, infatti, risulta tra le più colpite dall’operazione di “rastrellamento” compiuta per riprogrammare vecchi fondi Fas ed europei 2000-2006 mai spesi o impegnati fuori dai termini previsti da precedenti delibere Cipe. Secondo alcune stime la Sicilia rischierebbe di vedere “centralizzati” tra 1 e 2 miliardi, una somma elevata da ricondurre alle difficoltà di spesa accumulate negli anni. In questo senso il monitoraggio svolto dal ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto prima della delibera di fine luglio parla chiaro: per il Fas 2000-2006 la Sicilia è ancorata al 24% di spesa effettiva, con un risultato inferiore a Calabria (30,3%), Campania (48,2%), Puglia (40,6%), Sardegna (37,1%), Basilicata (40,7%). Quello con Berlusconi ? ha detto in modo chiaro Lombardo ? «è un rapporto che deve consolidarsi con un maggiore impegno sulle politiche per il Sud». Quale migliore occasione del piano che, se il governo reggerà, dovrebbe essere presentato entro l’autunno? In gioco, nel dossier, c’è anche l’inserimento di una serie di opere strategiche per il Mezzogiorno in cui la Sicilia spera di figurare non solo per il ponte sullo Stretto ma anche per la ferrovia MessinaCatania-Palermo e l’autostrada Palermo-Agrigento. Basterebbe per una teorica alleanza Lombardo-Berlusconi? Il governatore ha altri chiodi fissi. Ha parlato apertamente degli accordi con la Libia e di «aziende siciliane che vogliono e possono lavorare» nel paese di Gheddafi. Ma non è tutto. Il 15 settembre si riunirà un nuovo tavolo sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese dove la Fiat cesserà la produzione di auto a fine 2011. Anche se le offerte fin qui pervenute all’advisor Invitalia sono subito apparse ai sindacati poco esaltanti, Lombardo predilige quella dell’imprenditore Gian Mario Rossignolo, l’unico che garantirebbe continuità al settore auto, a patto che dal governo arrivi un supporto concreto nelle azioni di contesto per il sito che sorge alle porte di Palermo. All’orizzonte, infine, c’è la partita del federalismo fiscale. Come per le altre regioni a statuto speciale, alla Sicilia non si applicano i decreti attuativi in luogo dei quali vanno emanati provvedimenti ad hoc negoziati con le singole amministrazioni sulla base dei rispettivi statuti regionali. Si può già immaginare che il tema stia particolarmente a cuore al governatore Lombardo.

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