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L’Italia del tutto proibito

Spetta indubbiamente alla Campania il primo posto nella speciale classifica delle ordinanze comunali più eccentriche. Così a Bacoli (Napoli) il sindaco ha vietato di bere con la cannuccia, mentre a Eboli è proibito baciarsi in auto; a Furore, comune della provincia di Salerno, non si possono tenere nani da giardino mentre a Positano è vietato camminare con gli zoccoli nel centro del paese. Anche a Is Aruttas non scherzano: il comune della provincia di Oristano è diventato celebre per aver introdotto il divieto di fumo anche in spiaggia; mentre sul bagnasciuga di Eraclea (Venezia) bisogna stare composti come a messa: è infatti proibito giocare a pallone, costruire castelli di sabbia, raccogliere conchiglie. Infine a Viareggio non si possono appoggiare i piedi sulle panchine, ma solo nei mesi di luglio e agosto. Negli altri mesi si può. Difficile capire la ratio che sta dietro queste ordinanze. Certo, il decoro urbano, l’esigenza di attirare i turisti più benestanti e a modo, la ricerca di uno sprazzo di notorietà, possono essere motivazioni importanti. Dietro l’angolo si nasconde però il rischio di cadere nel ridicolo. E comunque l’impossibilità di fare rispettare norme tanto balzane. La produzione di queste grida estive è fiorente nei comuni a vocazione turistica, ma non cessa di esercitarsi anche su temi più prosaici come l’abbigliamento adatto nella scuola, o di mettere a rischio la libertà di impresa, come ha denunciato di recente l’Antitrust citando casi di ordinanze che vietavano l’apertura di esercizi commerciali o l’avvio di particolari attività. Singolare a questo proposito il contrasto tra le tendenze repressive della periferia e gli sforzi di liberalizzazione del governo, che negli ultimi giorni ha approvato il disegno di legge di modifica degli articoli 41 e 118 della Costituzione sulla libertà di iniziativa economica e un emendamento alla manovra (dl 78) che introduce la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) sempre con l’obiettivo di semplificare e incentivare l’avvio di nuove attività. Al centro si cerca di sfrondare, nei comuni si gioca a fare gli sceriffi: almeno dal punto di vista normativo i primi passi del federalismo non sono certo incoraggianti.

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