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L’Istat taglia le stime del Pil

Dopo la preoccupante impennata registrata dal fabbisogno in settembre (4,1 miliardi in più rispetto al 2012), in ottobre si è registrata una positiva inversione di tendenza. Stando ai dati comunicati ieri sera dal ministero dell’Economia, il fabbisogno di cassa del settore statale si è attestato nel mese appena trascorso a quota 11,5 miliardi, contro i 13 miliardi del 2012. Un miglioramento di 1,5 miliardi che per il Mef riporta l’aggregato in linea con le stime di fine anno. Al momento il cumulato gennaio-ottobre si attesta a quota 87,1 miliardi. L’obiettivo per fine anno, in termini di indebitamento netto, è di 48,7 miliardi.

Il risultato di ottobre – spiega il ministero – è stato ottenuto nonostante l’accelerazione della dinamica dei prelievi delle amministrazione pubbliche per 2,2 miliardi per il pagamento dei debiti pregressi. Si segnalano al tempo stesso maggiori incassi da modello F24 per circa 900 milioni e il minor versamento, per circa 2,8 miliardi, per la sottoscrizione del capitale Esm. Nel 2012, il versamento era stato erogato nel mese di ottobre in un’unica soluzione, mentre quest’anno lo si è frazionato in due rate. Sul fronte delle entrate, il Mef segnala in ottobre «una dinamica positiva, con particolare riguardo all’Iva sugli scambi interni, al gettito di alcune imposte sostitutive e ai contributi sociali del settore privato».

Restano alcune incognite per quel che riguarda il rispetto nel 2013 del target del 3%, rese ancor più pressanti dall’imminente appuntamento con la seconda rata dell’Imu (2,4 miliardi se si deciderà di abolirla). Una partita da giocare sul filo di uno o due decimali: a bocce ferme siamo già al 3% del Pil grazie alla minicorrezione dello 0,1% del Pil decisa dal governo. Per l’anno in corso, la contrazione accertata finora del prodotto è pari all’1,8%, come conferma l’Istat nelle «Prospettive per l’economia italiana nel 2013-2014», diffuse ieri. È la stessa stima resa nota la scorsa settimana in Parlamento dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni: uno 0,1% di peggioramento del ciclo rispetto alla stima di settembre. Quel che diversifica i due quadri previsionali è la stima per il 2014. Se il governo si spinge a prevedere un incremento del Pil dell’1,1%, l’Istat si ferma allo 0,7 per cento.

La replica di Saccomanni da Londra si riassume in questo concetto: evidentemente nella stima dell’Istat non si dà conto dell’effetto atteso sia dalle riforme già attuate che dallo sblocco di parte dei crediti commerciali della Pa. Vi è da augurarsi che abbia ragione il governo, perché in caso contrario i saldi stessi della manovra all’esame del Senato andrebbe rivisti, per gli effetti in termini di maggior deficit indotti da uno scarto dello 0,4% per quel che riguarda la crescita. Nello scenario delineato dall’Istat, il tasso di disoccupazione passerebbe dal 12,1% del 2013 al 12,4% del 2014, a causa del «ritardo con cui il mercato del lavoro segue le evoluzioni dell’economia».

Di certo, per i vincoli che derivano dal nostro ingente debito pubblico, va evitato il rischio di finire nuovamente nel girone dei paesi sottoposti a vigilanza speciale, per aver sforato il tetto del deficit pochi mesi dopo aver celebrato con enfasi l’uscita dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo. I margini aggiuntivi vanno dunque concordati con prudenza e gradualità, puntando anche sull’auspicato “dividendo” in termini di minore spesa per interessi che potrà derivare dal calo dello spread e dunque del servizio del debito. La scommessa è agganciare la ripresa e imprimerle vigore, spingendo il pedale sul sostegno della domanda interna e cogliendo qualche segnale che comincia timidamente a emergere (l’indice Nielsen di fiducia degli italiani registra, ad esempio, un +6% nel terzo trimestre 2013 rispetto al trimestre precedente).

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