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L’Irpef «doppia» i redditi degli italiani

Fonte: Il Sole 24 Ore

Negli anni bui della crisi, i redditi degli italiani hanno arrancato parecchio, ma l’Irpef ha mostrato un andamento decisamente più vivace. A serrare la morsa della pressione fiscale sono state soprattutto l’addizionale regionale e quella comunale, ma anche l’imposta statale ha visto aumentare il proprio peso. 
Risultato: l’Irpef calcolata sulle dichiarazioni del 2014 – comprese le addizionali – è stata del 9,3% più alta di quella riferita alle dichiarazioni 2008, mentre nello stesso periodo i guadagni dei contribuenti sono aumentati solo del 5 per cento. Se poi si conteggia anche l’inflazione, i rapporti non cambiano, anzi, il quadro diventa ancora peggiore: in termini reali il potere d’acquisto delle famiglie è calato pesantemente (-7,2%), mentre la voce «imposta netta» ha resistito molto meglio (-3,4%). Insomma, la pressione effettiva sui redditi è cresciuta. 
Il bilancio è possibile grazie ai dati sui 730 e sugli Unico 2014 (anno d’imposta 2013) diffusi pochi giorni fa dalle Finanze, che permettono di seguire le dinamiche vissute da redditi e tassazione.

L’aumento del gettito 
Il numero dei contribuenti l’anno scorso è sceso per la prima volta sotto quota 41 milioni con una flessione dell’1,6% rispetto a sei anni prima. Su questa platea più ridotta, però, il fisco ha caricato 167,8 miliardi di Irpef, invece dei 153,3 miliardi chiesti per il 2007. Un gettito extra di 14,3 miliardi, che per il 70% è finito allo Stato. In termini proporzionali, invece, l’incremento maggiore è nelle addizionali locali: quelle chieste dalle Regioni valgono ora 11,2 miliardi, con un aumento del 33% rispetto a sei anni prima, mentre il balzo di quelle comunali è stato del 62,1% e ha portato l’Irpef dei sindaci a sfiorare i 4,4 miliardi.
Nel caso dell’Irpef regionale, pesa soprattutto l’aumento lineare (e retroattivo) deciso da Mario Monti con la manovra salva-Italia a fine 2011, anche se non mancano i ritocchi all’insù nelle aliquote decise dai Governatori. Fra i Comuni, gli aumenti sono stati diffusi e hanno rappresentato anche uno degli strumenti per compensare almeno in parte i tagli statali: anche conteggiando le fasce di esenzione decise da molte città, l’aliquota effettiva è passata dallo 0,39 allo 0,6 per cento.

La fotografia territoriale 
I dati territoriali portano altre conferme ai problemi dell’economia del Paese. Nell’ultimo anno ritratto nelle dichiarazioni, l’aumento più brillante nei redditi medi si è registrato a Belluno (+3,61%), che stacca Verbania, Gorizia, Como e Cremona, mentre all’altro capo della graduatoria figurano Isernia, dove i redditi nominali sono scesi dello 0,78%, Siena, Palermo, Avellino, Caserta e Crotone. 
Con l’eccezione della città toscana, quindi, la parte bassa della classifica sembra confermare l’ulteriore allargamento della forbice fra Nord e Sud, e la prova del nove è facile da trovare: in 51 capoluoghi di Provincia i redditi medi non hanno tenuto il passo dell’inflazione annua (1,1%), e in 36 casi (70% del totale) si tratta di città del Centro e del Mezzogiorno. In valore assoluto, invece, Milano si conferma la regina dei redditi, e quindi delle imposte medie, ma se si guarda solo alle addizionali rimane imbattibile il primato di Roma.

La pressione fiscale 
I dati generali permettono di inquadrare in modo diverso anche il dibattito di questi giorni sul Def. Negli ultimi anni l’Irpef è finita spesso al centro dei progetti e degli annunci di riforma, dall’ipotesi di tre sole aliquote al riordino delle agevolazioni più volte programmato dalle leggi finanziarie – ultima la legge di stabilità per il 2015 – e sempre rinviato. 
Quello cui si è assistito, invece, è un insieme di piccoli e grandi interventi sulle agevolazioni (dalla detrazione per i figli a carico ai bonusextra-large sui lavori in casa) che non hanno impedito però alla pressione fiscale sulle persone fisiche di aumentare di quasi un punto. 
Da metà 2014, poi, il protagonista è stato il bonus da 80 euro, che non appare ancora nelle statistiche sulle dichiarazioni ma segna comunque un’inversione di rotta solo parziale: vale infatti 10 miliardi all’anno, mentre i rincari cumulati dall’Irpef ne valevano già 14,3 l’anno scorso. Rincari che, dal 2007 al 2013, hanno portato dal 19,9 al 20,7% l’aliquota effettiva al netto di deduzioni, detrazioni e no tax area . E se questa percentuale sembra bassa, va ricordato che con ciò che resta dopo aver versato l’Irpef i cittadini pagano tutte le altre imposte, dall’Iva all’Imu.

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