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L’inverno è finito, ma (per i sindaci italiani) la stagione dei termosifoni ancora no

Non esiste più la mezza stagione. Un luogo comune che sembra confermato dalle condizioni meteorologiche di questa primavera. Nel giro di pochi giorni, complice l’alta pressione e forse il cambiamento climatico, le temperature sono salite vertiginosamente in tutta Italia, superando stabilmente i 25 gradi in molte città. Un anticipo d’estate che ha riacceso, è proprio il caso di dirlo, il dibattito sul calendario di spegnimento dei riscaldamenti, disciplinato dai decreti 412/93 e 551/99. Secondo le leggi in vigore, nei comuni delle zone climatica D ed E (come Torino, Milano, Bologna, l’Aquila, ma anche Roma, Genova, Firenze, Foggia, etc) i caloriferi possono restare accesi fino al 15 aprile, rispettivamente per un massimo di 12 e 14 ore.

Le leggi nazionali lasciano ai sindaci la possibilità di disporre, attraverso un’ordinanza comunale, l’anticipo dello spegnimento, anche se di solito si ricorre a questo sistema per lo scopo opposto: autorizzare deroghe all’uso dei riscaldamenti in caso di rigurgiti di freddo in piena primavera. Senza altre indicazioni, nulla vieta ai cittadini di tenere il riscaldamento attivo fino alla metà di aprile. Viene caldo solo a pensarci, considerato il sole e il clima secco di questi giorni. Tanto che a Modena l’amministrazione comunale ha deciso di spegnere anticipatamente tutti gli impianti di riscaldamento negli edifici e nelle sedi del Comune. «Già da lunedì 28 marzo l’accensione era stata ridotta a poche ore – informano dalla città emiliana – e da giovedì 31 si è proceduto allo spegnimento progressivo». Le uniche eccezioni riguardano, ma ancora solo per qualche giorno, le case albergo per anziani e i condomini Acer, gli alloggi popolari dove il riscaldamento viene regolato direttamente dall’interno delle abitazioni. Il sindaco, in ogni caso, ha preferito non emettere un’ordinanza che imponesse anche ai cittadini modenesi di mandare in vacanza i caloriferi, affidandosi evidentemente al loro buon senso. E alla ragionevolezza degli italiani sembra affidarsi anche il meteorologo Luca Lombroso, del dipartimento di Ingegneria dei materiali e dell’ambiente dell’Università di Modena e Reggio Emilia. «I riscaldamenti domestici possono essere tranquillamente spenti – ha dichiarato – e grazie alle giornate secche e a temperature davvero ideali non è certo necessario ricorrere al condizionatore». La pensa diversamente un altro tecnico emiliano, Bruno Vivi dell’Arpa di Reggio, che ci ha scritto per esprimere le sue perplessità generali sui provvedimenti che pongono vincoli sull’accensione delle caldaie.

Sole e temperature miti anche a Milano, dove l’ipotesi di anticipare lo spegnimento degli impianti di riscaldamento ha dato luogo a un concitato botta e risposta tra il vicesindaco Riccardo De Corato e l’ex assessore all’ambiente Edoardo Croci, presidente di Milanosimuove, il comitato promotore dei referendum per l’ambiente e la qualità della vita a Milano. «Dovremmo spegnere subito i riscaldamenti, in anticipo rispetto alla scadenza di legge del 15 aprile», ha proposto Croci, sottolineando che con temperature che superano i 20 gradi e i termosifoni in funzione si è costretti a tenere le finestre aperte, con un paradossale spreco di energia e un inutile inquinamento. Non la pensa come lui il vicesindaco, che paventa improvvisi e bruschi abbassamenti di temperatura: «E se tra qualche giorno le temperature si abbassano nuovamente, cosa facciamo? Riaccendiamo i caloriferi?» De Corato ricorda diversi episodi di nevicate fuori stagione, che hanno costretto a tenere accesi i riscaldamenti addirittura oltre la metà di aprile. Il vicesindaco sembra infine molto preoccupato per il benessere degli inquilini degli alloggi popolari. «Croci tenga presente che ci sono 40mila alloggi popolari con temperature tra i 16 e i 18 gradi, a volte anche meno. Piuttosto si cominci dagli appartamenti privati».

Proprio i privati, in effetti, potrebbero trarre dallo spegnimento anticipato dei riscaldamenti un beneficio significativo anche sul piano economico. Solo a Milano, infatti, le stime parlano di una spesa di circa 350 milioni di euro all’anno per gas e combustibili necessari a riscaldare gli edifici. «Spegnendo i riscaldamenti – insiste Croci – si risparmierebbero 2 milioni al giorno». L’ex assessore propone di modificare anche la tipologia di contratto degli utenti con i fornitori di combustibile, calcolando i consumi sulla base delle temperature quotidiane. In questo caso, nei giorni in cui la temperatura raggiunge i 20 gradi, i riscaldamenti potrebbero restare staccati e sulla bolletta non sarebbe addebitato alcun costo. Potrebbe essere utile, naturalmente, anche l’uso “banale” di termostati individuali che consentano anche ai condomini con impianti centralizzati di regolare la temperatura dei singoli appartamenti. «Il comune di Milano – è l’ultima proposta di Croci – potrebbe renderli obbligatori per primo». Gli fa eco il consigliere del Pd Pierfrancesco Maran, che invita Palazzo Marino a dare il buon esempio: «Il riscaldamento in molti uffici comunali raggiunge temperature altissime e spesso si è dovuto lavorare con le finestre aperte. Credo che il Comune dovrebbe iniziare per primo a spegnere i termosifoni nei suoi uffici, una misura importante contro lo smog e per risparmiare soldi pubblici».

Situazione non dissimile a Roma, dove qualche giorno fa lo studente Marco Neri ha scritto al Messaggero per denunciare quello che lui stesso definisce «uno scandalo». «Da qualche giorno, se non settimana – scrive il ragazzo – la temperatura a Roma è abbastanza elevata, tanto da dover fare il cambio di stagione, eppure nella mia scuola, come in tutti gli edifici pubblici, abbiamo ancora i termosifoni accesi». Una cosa che allo studente proprio non va giù, vista anche la cronica carenza di fondi delle scuole italiane. «E’ mai possibile una cosa del genere? – si chiede Marco – Non abbiamo i fondi per fare le fotocopie o fornire alle scuole la carta igienica, però possiamo permetterci di consumare inutilmente, per almeno dieci ore al giorno, il gas delle caldaie».

In attesa che Milano e le altre grandi città adottino provvedimento anti-sprechi, alcuni piccoli comuni provano, anche se non con troppo coraggio, a indicare la strada. È il caso di Sant’Elpidio a Mare, in provincia di Fermo, dove fino al 30 aprile sarà in vigore un’ordinanza antismog che impone ai responsabili del riscaldamento di regolare gli impianti in modo che la temperatura non superi i 20 gradi in edifici residenziali, uffici, negozi, chiese e impianti sportivi, e i 18 gradi in edifici ad uso industriale ed artigianale. L’obbligo di spegnimento, per ora, riguarda solo gli impianti termici a biomassa, ma solo se non sono dotati di alcun sistema di abbattimento delle polveri e se è presente in casa un altro tipo di riscaldamento.

L’estate sembra essere già arrivata, ma il momento di spegnere i termosifoni, per gli amministratori italiani, è ancora lontano (a Bordighera, dove i termosifoni dovevano essere già spenti dal 31 marzo, la Commissione prefettizia che amministra il Comune ha addirittura autorizzato l’accensione dei caloriferi fino al 15 aprile, anche se solo tra le 23 e le 5 del mattino). Intanto, per i prossimi giorni il meteo annuncia bel tempo in tutta Italia con temperature estive proprio nel nord est. Previste punte di 30 gradi.

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