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L’Imu fu inventata da Calderoli

Una soddisfazione estesa, senza eguali. Di rado un partito esprime, dai vertici alla base, un sentimento così coralmente sentito, come da qualche giorno avviene nella Lega. Buttata celermente alle spalle la fase governativa, i leghisti si sono precipitati a praticare due politiche, convergenti.
Si oppongono a qualsiasi iniziativa del governo Monti, con vigore e convinzione. Recuperano antiche e un po’ consunte parole d’ordine, come secessione e indipendenza, che erano state messe sotto silenzio per anni. Stavolta lasciano un po’ da parte o sfumano l’euroscetticismo, nel senso di predicare invece l’ingresso della Padania in un’Europa a più velocità: la Padania apparterrebbe all’Europa nobile, l’Italia all’Europa miserabile.
Ovviamente non c’è un leghista che possa indicare quali siano i confini della Padania (e dell’Italia), come si possa concretamente attuare la secessione, quale sarebbe mai l’Europa atta a inglobare la Padania. Ai leghisti importa battere e ribattere su motti di facile accesso e ripetizione.
Che poi siano gli stessi utopici obiettivi predicati dieci, quindici o vent’anni fa, poco importa. In questo scorcio di nuovo millennio, i seguaci di Alberto di Giussano sono sopravvissuti predicando il federalismo fiscale. Roberto Calderoli, lucido attuatore delle relative norme, è riuscito a infilarci una serie incredibile d’imposte patrimoniali, dall’Imu, all’imposta di scopo comunale, all’imposta di scopo provinciale, col contorno di balzelli reddituali. Eppure alla base leghista si fa credere che il federalismo fiscale porterà con sé un abbassamento del carico tributario, almeno in Padania. I padani, invece, se ne accorgeranno presto, per la verità grazie pure all’accelerazione tassatoria impressa da Monti.
È facile prevedere che di qui alle elezioni politiche sarà un susseguirsi di opposizioni dure (pur senza le «barricate» promesse da Calderoli, che non si saprebbe nemmeno come attuare in Parlamento), di adunate, di propaganda incentrata sul collocarsi la Lega contro tutti e contro tutto. Umberto Bossi difficilmente avrà ricordi della canzone leopardiana «All’Italia», ma il senso della battaglia del Carroccio sarà quello rivendicato a sé dal poeta recanatese (Recanati sarà ancora in Padania o già in Italia?): «L’armi, qua l’armi: io solo Combatterò, procomberò sol io».

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