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L’Europa lancia l’allarme sui consumi di acqua

Anche l’Europa lancia l’allarme- siccità. A farlo è l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) con una relazione sulle risorse idriche in Europa e, in particolare, sul problema della carenza idrica e della siccità. L’Aea conferma che in molte parti d’Europa l’acqua viene utilizzata in modo insostenibile: finora, infatti, si è puntato a estrarre quantità sempre maggiori dalle risorse di superficie e di falda, saturando ogni capacità residua. Secondo la relazione, la via corretta da seguire è invece quella di limitare la domanda, riducendo al minimo le quantità di acqua estratta e aumentandone l’efficienza d’uso. L’acqua, infatti, va sempre più scarseggiando. E il trend degli ultimi anni lascia presagire che in futuro il fenomeno si accentuerà ancora di più. Non solo in Africa o in varie regioni dell’Asia,ma anche,appunto,in Europa. Con effetti transitori che non possono certo lasciare indifferenti i Paesi del Vecchio Continente: la siccità che nel 2003 colpì l’Europa centro-merdionale causò – secondo stime della società di riassicurazione Munich RE – danni per ben 12 miliardi di euro. Ma soprattutto con situazioni permanenti di assoluto rilievo: stime della Commissione Ue dicono che l’11% della popolazione e il 17% del territorio dell’Unione è affetto da carenza idrica, con un costo che nell’ultimo trentennio ha superato i 100 miliardi. Sulla stessa linea si muove anche la Direzione generale ambiente della Commissione Ue, che al tema della carenza idrica e della siccità nell’Unione ha dedicato un recente documento. Esso ricorda che il 22 dicembre 2009 sarebbe dovuta diventare una data cruciale nella politica idrica europea. Si trattava infatti della data entro cui l’attuazione della direttiva-quadro sulle acque (n. 2000/60/CE – Water Framework Directive) imponeva l’adozione dei piani di gestione per tutti i bacini idrografici della Ue per consentire di acquisire una panoramica più chiara degli interventi pianificati dagli Stati membri nei rispettivi ambiti idrografici. Tuttavia, al 1° gennaio 2010 molti degli Stati membri in cui si prevedono i più elevati livelli di carenza idrica e siccità non avevano ancora adottato i piani stabiliti. Due i punti-chiave evidenziati dal documento della Commissione: il prezzo dell’acqua e la messa a punto di piani di gestione dei rischi- siccità. Il giusto prezzo. La direttiva-quadro sulle acque (Wfd) prevede che gli Stati membri garantiscano, entro il 2010, che le politiche di tariffazione dell’acqua offrano agli utenti incentivi adeguati per favorire un utilizzo efficace delle risorse e che i diversi usi dell’acqua contribuiscano adeguatamente al recupero dei costi dei servizi idrici. I programmi di misure riguardanti i piani di gestione dei bacini idrografici consentiranno di verificare se tale disposizione sia stata attuata integralmente su scala europea. Le informazioni provenienti dagli Stati membri dicono che l’adattamento dei sistemi tariffari finalizzato a tener conto del principio di recupero dei costi potrebbe generare per i cittadini un graduale aumento dei costi dell’acqua. Da quanto è possibile prevedere, l’aumento dei prezzi potrebbe non essere inevitabilmente seguito da una riduzione dei consumi. La determinazione dei prezzi è solo uno dei possibili strumenti da prendere in considerazione; per incoraggiare un uso efficiente dell’acqua sono infatti necessarie misure aggiuntive. Tra quelle più comunemente adottate negli Stati membri vi sono l’applicazione di tariffe a blocchi, sanzioni in caso di eccessivo consumo e sconti legati al risparmio idrico. Misurazioni e contatori. Per quanto riguarda gli sforzi compiuti per diffondere i programmi di misurazione in tutti i settori che utilizzano acqua – compresi i controlli obbligatori sulle estrazioni – molti Stati membri hanno riferito che l’uso di contatori per la fornitura di acqua potabile domestica sta raggiungendo un elevato livello di diffusione. Anche la misurazione degli usi non domestici sta migliorando, specie modo quando gli utenti sono collegati alla rete pubblica. La misurazione e il controllo delle estrazioni dirette sono solitamente associati al processo stesso di autorizzazione. In alcuni bacini idrografici dell’Europa meridionale sono state adottate misure di legge per controllare anche le estrazioni delle acque sotterranee esistenti. Il passaggio dalla “risposta alle crisi” alla “gestione del rischio” nel contesto della gestione idrica rappresenta il modo per migliorare la capacità di adattamento della società ai fenomeni di carenza idrica e siccità. Gli Stati membri della Ue considerano e affrontano questi problemi in funzione delle situazioni di sofferenza legate allo stress idrico. Molti Stati membri hanno incominciato a individuare le zone o gli interi bacini colpiti da siccità, carenza idrica permanente o semipermanente, processi di degradazione del suolo e desertificazione. A integrazione dei piani di gestione dei bacini idrografici potrebbero essere messi a punto specifici piani di gestione della siccità. Il ritardo nell’attuazione della Wfd può comunque incidere negativamente sugli interventi degli Stati membri interessati per affrontare i problemi di carenza idrica e siccità. Alcuni Paesi membri (Germania, Austria, Finlandia, Lituania e Belgio) hanno già riferito di non aver individuato bacini colpiti da carenza permanente, ma i primi quattro non hanno escluso l’insorgere di stress idrici sporadici o addirittura frequenti durante l’estate. Altri (Malta e Cipro) lamentano invece una carenza permanente nell’intero territorio o in interi bacini idrografici (Italia e Spagna). Non soltanto i Paesi medi-terranei, ma anche altri dell’Europa centrale (Repubblica Ceca) riferiscono di zone colpite da frequente carenza idrica o con falde acquifere soggette a sfruttamento eccessivo (Francia e Belgio). In molti Stati membri (ad esempio Spagna, Portogallo, Italia Gran Bretagna, Austria e Polonia) sono oggi in corso numerose attività destinate a monitorare e gestire i rischi di siccità, carenza idrica e desertificazione a livello sia nazionale sia europeo.

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