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L’election day una volta per sempre

Francamente non comprendiamo le ragioni – quelle formalmente addotte, s’intende – per cui non è stato possibile accorpare le elezioni amministrative ai referendum in programma su legittimo impedimento, acqua e nucleare. Il ministro Maroni – nell’annunciare il decreto che indirà le consultazioni e ne spariglierà le date – ha tirato in ballo la tradizione italiana «che ha sempre distinto» in materia. Bene, le tradizioni non sono leggi. Ed è invece una legge quella che servirebbe. Una norma – possibilmente semplice, magari di un solo articolo – che, in caso di consultazioni elettorali multiple, prescriva di evitare duplicazioni, imponga l’election day e dunque il risparmio del denaro dei contribuenti. In questo caso qualcosa tra i 300 e i 350 milioni, un obolo alla tradizione un po’ esoso. A meno che non si voglia dar retta a quel che pensano i malevoli. Ovvero che in questa osservanza ai patri costumi – comune alla destra e alla sinistra nel passato più o meno recente e secondo le convenienze stagionali – ci sia una banale ma modernissima ragione di opportunità politica: il non voler correre pericoli in materia di quorum su temi “sensibili”, per blindare un “no” ai quesiti. Siamo certi che non è così. Che si tratta piuttosto di uno scrupoloso attenersi al costume nazionale. In tempi di anniversari la tradizione fa legge.

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