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Legge di stabilità 2014 al via: ecco le prime modifiche

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Inizia oggi la lunga marcia parlamentare della legge di stabilità 2014-2016, che dovrà essere pubblicata in G.U. giocoforza entro fine anno.
È infatti al via il calendario di audizioni in programma alla Commissione bilancio del Senato, dove il testo si trova attualmente sotto esame a seguito del via libera del Consiglio dei Ministri, arrivato lo scorso 15 ottobre.
La presentazione del testo ufficiale aveva poi richiesto un’altra settimana di perfezionamenti, ma alla fine è arrivata la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a mettere il sigillo definitivo sulla versione presentata alle Camere.
Così ecco che inizia il valzer delle modifiche, e c’è da attendersi che, tra Commissioni e Aule, gli emendamenti presentati saranno di rilievo e i cambiamenti della legge di stabilità 2014 sicuramente importanti.

Tra le novità dell’ultim’ora prende quota l’ipotesi di inserire nella legge di bilancio una nuova corsia preferenziale per il rientro dei capitali portati in Svizzera, benché il Governo abbia assicurato che, qualora una simile norma venga inserita nel disegno di legge, non si tratterà di un nuovo condono. Piuttosto, l’intento sembra quello di riproporre il modello di ritorno volontario dei capitali con la speranza che le banche elvetiche arrivino a fornire nel prossimo futuro le generalità dei correntisti.
Insomma, l’auspicio del Governo è quello di concludere a breve un accordo con gli istituti di credito svizzeri per conoscere nomi e cognomi dei titolari di capitali italiani depositati oltreconfine, i quali dovrebbero cominciare il proprio cammino di “riemersione” spontanea sulla base della pratica Ocse “voluntary disclosure”, per poi ritrovarsi sottoposti a una tassazione agevolata, ma in piena regola.
Il vantaggio, per chi sceglierà di riportare in Italia il capitale ora in Svizzera, sarà infatti una decisa riduzione delle sanzioni economiche e, a ruota, anche un alleggerimento delle possibili ricadute penali ere chi si macchia di questa condotta illecita, oggi ritenuta addirittura passibile di detenzione.

Allo studio, oltre all’intervento sul nuovo “scudo” fiscale, anche le possibili modifiche agli interventi sul costo del lavoro, il cui taglio avrebbe effetti in busta paga per 14 euro in media a lavoratore. Ci sono, poi, le proteste dei sindacati, che hanno già annunciato 4 ore di sciopero generale a novembre per protestare contro al legge di stabilità 2014, per dire no alle misure drastiche nella finanziaria, in particolare a quelle inerenti il pubblico impiego.

Ma la novità assoluta riguarda il comparto immobiliare, che ha segnato la vita dell’Esecutivo di Enrico Letta fino a ora, tra rinvii, abolizioni, esenzioni e nuove imposte: con le norme contenute nella legge di stabilità 2014 le tasse sulla casa sono destinate ad aumentare esponenzialmente. La conferma è arrivata nelle ultime ore: il gettito 2014 sarà più elevato.
Nei giorni caldi in cui si abolisce l’Imu e, insieme, si avvicina l’alba delle nuove tasse sulla casa, emergono i primi studi comparativi sulla tassazione come l’abbiamo conosciuta fino a ora e come apparirà, a partire dal prossimo gennaio, quando entrerà in vigore ufficialmente il Trise con tutte le sue componenti.
Ricapitolando, Imu e Tares verranno sostituite dal Trise, tributo sui servizi, che si comporrà di due sfere: la Tari, tariffa sui rifiuti, e la Tasi, tassa sui servizi indivisibili. entrambe, dovranno essere versate al comune in cui si trova l’immobile sottoposto a tassazione: mentre la prima sarà calcolata in base ai volumi di rifiuti effettivamente prodotti, la seconda verrà stimata partendo dalla rendita catastale che aveva già costituito il piano di calcolo dell’Imu.
Così, all’indomani della presentazione della legge di stabilità, si sono affannate le analisi sulle novità in termini di imposte, mettendo sul piatto le risorse che saranno chieste ai contribuenti e alle categorie di edifici sottoposte a tassazione.
Tanto per cominciare, si è reso evidente fin da subito che anche le prime case sarebbero tornate a dover versare al propria parte, così come gli inquilini, prima risparmiati dall’effetto Imu che colpiva solo i proprietari.
Quindi, studiosi ed economisti si sono buttati a capofitto per studiare le nuove imposte e cercare di prevedere l’impatto che potranno avere a breve scadenza: la prima rata della Tari, infatti, andrà versata già il prossimo 16 gennaio e con cadenza trimestrale.
Dunque, secondo quanto scrivono gli economisti de lavoce.info“Il 29,4 per cento delle famiglie beneficia di una riduzione di prelievo di 10 euro in media, mentre il 70,6 per cento paga imposte in più per 69 euro in media”.
Questo, a parere degli autori dell’approfondimento, produrrà un gettito complessivo di un miliardo in più rispetto al 2013, per effetto del rientro delle prime case nell’imponibile, da cui prima erano naturalmente escluse.
A incrementare il “bottino” del Trise, poi, c’è anche il mancato riferimento alle detrazioni Imu, che, trovandosi escluse dal nuovo tributo, richiameranno ai versamenti cinque milioni di edifici fino a oggi esclusi dal computo per effetto dei bonus.
Ad avere la peggio, secondo lo studio, saranno innanzitutto le seconde case, che, tra l’altro, si vedranno sottoposte al rientro dell’Irpef fondiaria, quindi le imprese. Punto interrogativo sul peso delle nuove imposte, poi, saranno ovviamente le singole aliquote che i comuni decideranno di adottare.

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