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L’eccesso di fondi pubblici rovina delle intere città

Fonte: Italia Oggi

I soldi bisogna meritarseli. Meglio se li si è sudati. Solo così vengono trattati con discrezione, prudenza e rispetto. Nella mia vita professionale ho lavorato con molti editori. E molti altri li ho visti in azione. Ma i peggiori (e i più dannosi per sé e per gli altri) sono sempre stati gli editori boccaloni che dicevano ai loro giornalisti: «Non esiste il problema dei soldi». Perché, se il problema dei soldi non esiste, vuol dire che ben presto si farà sentire. E nel peggiore dei modi. Ho pensato a questi fatti andando a dare un’occhiata a Parma, una cittadina che adoro anche se, essendo fuori dai miei giri e dai miei interessi, non la visitavo da almeno un decennio. Parma era un città elegante, con palazzi austeri dipinti in rosso pompeiano, giardini imponenti ma anche non esibiti, straduzze del centro sulle quali ti attenderesti di incontrare Cesare Zavattini in bicicletta col tabarro, librerie preziose immerse nella penombra, bar ospitali. Insomma, una città a misura d’uomo. Ci sono tornato senza pregiudizi, per vedere che cosa era successo dopo due amministrazioni di centrodestra: quella di Elvio Ubaldi fu faraonica, mentre quella di Pietro Vignali si è rivelata insensata. Il primo (che aveva sconfitto una serie ininterrotta di amministrazioni rosse) si avvalse della riconoscenza di Forza Italia e della borsa del ministro dei trasporti, il parmigiano Pietro Lunardi, che misero a disposizione cifre da dare la trebisonda. La prima opera faraonica fu la nuova sede del Comune. Un falansterio enorme, anonimo e incongruo. Che sa di Manhattan e non di Franco Maria Ricci. Poi, siccome i soldi pubblici continuavano ad affluire, Parma, che è una città ciclabile per eccellenza, progettò anche la metropolitana (che, per fortuna, è affogata nei debiti prima di nascere). Per superare il Parma, che ha la portata (e non tutti i mesi) di un canalone della Bassa lodigiana, è stato fatto un ponte che rivaleggia con quello di Brooklyn. Si sa, va di moda Calatrava, l’architetto spagnolo che, con i suoi eccessi (tanto paga Pantalone), ha trovato l’America in Italia. Questo ponte è così assurdo che l’allora presidente dell’Agenzia per l’alimentazione europea, quando, durante l’inaugurazione, gli chiesero che cosa pensava del ponte, disse: «Bellissimo. Peccato che non esista il fiume». La Parma di oggi, indebitata fino al collo, è stata sfigurata dagli eccessi edilizi, che non sono stati perpetrati della speculazione privata ma sono stati promossi addirittura dal Comune che, come il vincitore cialtrone di una mega-lotteria, ha perso la testa, sprecando i soldi di tutti e sfigurando una un tempo splendida città che, adesso, non è più né carne né pesce.

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