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Le spese per la vacanza diventano spie del reddito

Con un reddito da call center denunciato al fisco non si possono calcare le orme di Lord Byron o Thomas Mann, che furono frequentatori stagionali delle spiagge d’élite al Lido di Venezia, e neppure più prosaicamente riprodurre le gesta di un Briatore in sedicesimo con barca e ormeggio in Sardegna. A ricordare questa verità semplice sono i controllori dell’agenzia delle Entrate, spediti in spiagge, porti, alberghi e in tutti i luoghi dove le abitudini dei turisti non vanno d’accordo con le loro dichiarazioni dei redditi.
Difficile dare dei numeri precisi perché l’attacco all’evasione balneare, avviato a luglio, vive proprio in questi giorni il suo momento di picco, e non si concluderà prima di settembre: «Le operazioni – spiega però Luigi Magistro, direttore centrale accertamento dell’agenzia delle Entrate – passano al setaccio circa mille operatori economici con fatturati per centinaia di milioni di euro, e raccoglieranno informazioni rilevanti su decine di migliaia di contribuenti loro clienti».
Il capitolo centrale del lavoro estivo degli ispettori è legato all’accertamento sintetico “tradizionale”, che pone sotto esame tutte le spie di «capacità contributiva» e le mette a confronto con il reddito dichiarato. Il principio, banale ma efficace, è che per spendere bisogna aver guadagnato, e che di conseguenza l’affitto per una stagione di una «capanna» al Lido di Venezia (arriva fino a 10mila euro di media, secondo le rilevazioni dell’Agenzia) o un posto barca da 200mila euro sulla costa laziale devono trovare dati coerenti nella dichiarazione dei redditi di chi li utilizza.
L’operazione estiva alimenterà una buona fetta dei 25mila accertamenti sintetici previsti per il 2010 (l’anno prossimo saranno 35mila, secondo il piano fissato nella manovra d’estate 2008). Nel paniere può entrare di tutto, dai pacchetti di viaggio ai corsi di vela, e la massa dei dati raccolti fra spiagge e ombrelloni servirà anche ad alimentare le basi statistiche su cui poggerà il nuovo redditometro, introdotto dalla manovra d’estate. Il nuovo strumento, che si applicherà a partire dalle spese dell’anno scorso, allarga infatti il raggio d’azione a un’ampia gamma di spese, che si tradurranno in reddito presunto in base a indicatori che cambiano con la tipologia familiare e la sua zona di residenza. Il legame con accertamento sintetico e redditometro non esaurisce però gli obiettivi del pacchetto estivo dei controlli.
«Il dato strategico – sottolinea Magistro – è il carattere trasversale di queste operazioni, che permettono di cogliere svariati tipi di evasione. Si pensa sempre alla partita Iva, ma per esempio ci sono i redditi sommersi dei dipendenti con secondo lavoro in nero, che possono essere colti solo quando spendono». Infine, naturalmente, ci sono i controlli per verificare che la congruità agli studi di settore sia fondata su dati veri. «Il fatto nuovo – conclude Magistro – è che tutto questo rientra in una strategia organica, pianificata dal centro con una serie di istruzioni operative per garantire ovunque gli stessi standard nelle verifiche».
Questo spiega anche la geografia dei controlli, che in queste settimane si estendono a tutta Italia ma si concentrano soprattutto dove il turismo è di alto livello. Oltre agli 805 porti turistici del paese (un terzo solo in Sicilia e Sardegna), il grand tour degli ispettori fa tappa per esempio in Costa Smeralda, sulla costiera amalfitana, ma non disdegna i luoghi della migliore movida in Veneto, Romagna e nel Lazio.
Sul versante delle entrate da attività economica ci sono, prima di tutto, i “classici”, come gli operatori troppo avari di fatture e scontrini: a Napoli l’agenzia ha trovato un albergo fiscalmente “inesistente”, perché il pernottamento non sfociava mai in una ricevuta, a Cervia uno stabilimento balneare dichiarava attivi da fame (411 euro contro i 36mila euro di reddito accertato), e sulla costa domizia del litorale campano c’era anche chi dichiarava incassi estivi più magri di quelli autunnali.

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