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Le regioni tengono le deleghe

ROMA – Le regioni «accantonano» per il momento la strada della restituzione delle deleghe e chiedono al governo l’apertura immediata di un tavolo per riequilibrare i tagli da 8,5 miliardi in due anni e per accelerare l’applicazione del federalismo fiscale. Ma all’unanimità ribadiscono:la manovra è «insostenibile» e dal confronto dei prossimi mesi auspicano «un esito pienamente positivo ». Insomma: i conti dovranno tornare, la partita non è chiusa. Davanti al rischio di una clamorosa spaccatura, molto vicina fino a mercoledì sera, il fronte dei governatori ieri ha ritrovato compattezza con l’approvazione di un ordine del giorno di mediazione che lascia formalmente aperta la partita col governo sulla manovra, ma evitando di approfondire senza appello la frattura con palazzo Chigi e con l’Economia osteggiata da subito dai due governatori leghisti e poco gradita anche da quelli del Lazio e delle regioni del sud in mano al centrodestra. Una marcia indietro? No, una soluzione di «sintesi», l’ha definita il rappresentante dei governatori, Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd), che tutti i presidenti, a cominciare dai leghisti del Veneto e del Piemonte, Luca Zaia e Roberto Cota, hanno detto di apprezzare: «Non ha vinto nessuno, va bene il confronto senza andare al muro contro muro. La cosa più importante è la richiesta di attivare subito il tavolo sul federalismo». Soluzione di sintesi o meno, il governo incassa con favore, quasi un successo, la scelta delle regioni. E apre le porte a un confronto che dovrebbe scattare in tempi rapidi per trovare soluzioni in autunno, tra legge di stabilità e attuazione del federalismo fiscale, ma che ha una dead line precisa indicata dai governatori: entro la fine dell’anno, dunque prima che da gennaio 2011 scatti l’applicazione della manovra, le regioni s’aspettano risposte per «riequilibrare la ricaduta dei tagli sotto il profilo qualitativo e quantitativo». Magari anche attraverso il complesso meccanismo di premialità per le regioni virtuose previsto dal maxi emendamento alla manovra. Governo pronto al confronto, conferma Raffaele Fitto: «Saluto con compiacimento la ritrovata unità d’intenti delle regioni nella prosecuzione di un confronto costruttivo con il governo, che non ha mai fatto mancare la propria disponibilità». Ma anche Roberto Calderoli approva: «Un cambiamento di rotta positivo che recepisce i suggerimenti da me formulati richiamandomi all’intesa con gli enti locali. Il federalismo fiscale non era a rischio per la manovra, anzi è lo strumento per superare gli effetti della manovra e della crisi». Una stoccata che non è piaciuta affatto né a Errani, né a Roberto Formigoni (Lombardia, Pdl): nessun cambiamento di rotta, la replica immediata, abbiamo confermato all’unanimità che alle deleghe devono corrispondere le risorse per poterle svolgere. E quanto alla «ritrovata unità» il giudizio sull’insostenibilità della manovra è stato sempre unanime: «Vedremo nelle prossime settimane se qualcosa cambierà». La partita sulla manovra è sempre aperta, è la trincea che i governatori dicono di non voler abbandonare. La chiave di volta della trattativa saranno le deleghe sul federalismo, i costi standard e l’intero capitolo della sanità. Con un jolly che ancora i governatori hanno in mano al tavolo delle modifiche alla manovra: l’eventuale impatto dei tagli, tanto più se saranno sostenuti e se incideranno sui servizi, non solo sugli sprechi. Chi se ne assumerà le responsabilità? «Mi risulta che c’è un sondaggio di cui il governo è a conoscenza – sostiene non a caso Errani – che dimostra come la giusta battaglia delle regioni sia stata compresa dagli italiani».

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