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Le regioni pronte ad accogliere 50mila profughi

ROMA – Arrivano 30 milioni per l’emergenza immigrazione. Ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha concertato con i rappresentanti di regioni, province e comuni la definizione di un piano di accoglienza che stima un potenziale afflusso di 50mila migranti per la crisi nordafricana. Ne sono giunti già 15mila e la cifra massima è «una previsione che purtroppo temiamo essere molto realistica» dice Maroni. Le intese raggiunte. L’accordo dell’Interno con le Regioni è che gli afflussi saranno distribuiti sul territorio con criteri proporzionali: in base alla popolazione residente in ogni regione – mille profughi ogni milione di abitanti – e alle presenze già registrate di immigrati nelle stesse zone. I soldi, indispensabili per avviare i progetti di accoglienza, saranno in prima battuta una trentina di milioni di euro derivanti dal rifinanziamento del fondo di Protezione civile deciso dal Consiglio dei ministri di lunedì. Saranno gestiti dal commissario Caruso. Al ministero dell’Economia, poi, è allo studio un sistema analogo a quello della tassa regionale sulle calamità naturali, prevista dal disegno di legge milleproroghe. Ser-virà a incrementare le risorse necessarie, Maroni comunque su questo fronte si è mostrato ottimista. Aperture e precisazioni. Nella riunione erano schierati i massimi vertici del ministero, compreso il capo della polizia Antonio Manganelli. Il confronto è stato sereno e le Regioni – spiegano al ministero dell’Interno – sono state, di massima, disponibili. Anche se non sono mancate resistenze: Luca Zaia (Veneto) ha sostenuto la «assoluta indisponibilità del Veneto ad accogliere i clandestini che stiamo vedendo in queste ore a Lampedusa». Roberto Formigoni (Lombardia) ha assicurato invece che la sua regione «farà come sempre la sua parte». Renata Polverini (Lazio) ha detto che potrebbero esserci a disposizione anche strutture religiose mentre Enrico Rossi (Toscana) ha indicato in 3.500-4mila i profughi che può accogliere «per un periodo massimo di sei mesi». Ampie aperture anche di Raffaele Lombardo (Sicilia). Si è parlato di inviare immigrati perfino in Valle d’Aosta, regione peraltro al confine con la Francia dove i tunisini, per primi, intendono andare. I problemi da risolvere. Il piano del Viminale sarà consegnato tra qualche giorno agli enti locali, è stato detto ieri durante una conferenza stampa. In realtà ci sono ancora molti aspetti da mettere a fuoco. Al Viminale c’è già una lista, stilata dai prefetti di tutta Italia, di possibili luoghi di accoglienza. Una sorta di inventario con il limite non trascurabile di essere troppo dispersivo: un numero molto alto di centri di accoglienza, anche medio-piccoli, rende problematici i sistemi di controllo e sorveglianza. Il ministero della Difesa, poi, ha dato a Maroni un proprio contributo di aree dismesse dove potrebbero essere allestite tendopoli. Una soluzione che tuttavia si presta a non poche obiezioni – dalla sorveglianza alla capacità effettiva di fornire i servizi minimi come le utenze, il vitto e i servizi igienici – soprattutto se concepita su numeri molto grandi, oltre il migliaio. Il Viminale, comunque, sta fissando intese con la Protezione civile per avere la disponibilità delle loro tende. L’Interno, insomma, dovrà individuare, d’intesa con le Regioni, una serie di strutture – pubbliche o private – nè troppo piccole, nè troppo grandi, da destinare all’accoglienza immigrati, che siano o meno rifugiati politici. Un ruolo importante potrà averlo la rete Sprar, sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati, che, ha osservato Maroni, «potrà accogliere fino a un decimo» dei 50mila migranti paventati e che costituisce «un’eccellenza italiana».

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