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Le regioni frenano su fondi Fas e Cipe

ROMA – Fuoco di sbarramento delle regioni contro la manovra del governo di riprogrammazione di almeno 7 miliardi di vecchi fondi Fas 2000-2006 mai spesi. Alla conferenza stato-regioni i governatori hanno chiesto di rinviare la decisione del Cipe, fissata per oggi, correggendo numerosi aspetti della delibera. Il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, va però avanti per la propria strada, determinato a tenere la riunione del comitato interministeriale, interamente dedicata al tema del Fas. Ancora in tarda serata si stava cercando a un tavolo tecnico l’intesa fra il ministro e i governatori per tentare di arrivare alla riunione di oggi con posizioni meno divaricate. Tra le richieste regionali la garanzia che «la titolarità delle risorse di cui alla presente ricognizione sia mantenuta ai soggetti originari». Le regioni hanno invece rinunciato ad assumere una posizione drastica sui provvedimenti attuativi sul federalismo e, in particolare, sul decreto che martedì prossimo dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri per istituire la nuova imposta comunale sugli immobili. In conferenza unificata (cui partecipano anche comuni e province) si è anzi deciso di dare il nulla osta al provvedimento. Il ministro per le semplificazioni, Roberto Calderoli, ha intanto annunciato la costituzione di un tavolo con regioni, province e comuni «perché su federalismo ci sono ” pezzi intermedi” tra vari comparti che vanno affrontati tutti insieme». Il ministro ha detto di voler partire già dalla prossima settimana «ma – ha aggiunto – dipende anche dai nostri interlocutori». Intanto i comuni provano a mettere a fuoco gli strumenti con cui affrontare il federalismo demaniale, tentando la via del fondo immobiliare. L’Anci ha presentato ieri l’idea che non è sgradita neanche all’agenzia del demanio. La struttura guidata da Maurizio Prato sta procedendo ad aggiornare l’elenco dei beni in procinto di passare agli enti locali: attualmente sono 12mila beni, per un valore inventariale di 3,6 miliardi. Il punto, ha spiegato il presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, è aiutare soprattutto i comuni più piccoli a «valorizzare il proprio patrimonio » attraverso uno strumento finanziario che consenta una gestione unitaria della valorizzazione e dismissione di immobili appartenenti a più enti. Il fondo, hanno spiegato dall’Anci, sarebbe partecipato da investitori e soggetti istituzionali (Cassa depositi e prestiti, in primis) e rappresenterebbe il punto di arrivo di un sistema integrato di fondi immobiliari a livello nazionale, costituito da una serie di fondi territoriali. Due le possibili strade per mettere a reddito gli immobili. La prima, passa per la sottoscrizione di parti di quote dei fondi territoriali, in modo da dotare il fondo territoriale di liquidità utile alle operazioni di valorizzazione. Dall’altro,si potrebbe, invece, acquistare le stesse quote dai comuni, che le avrebbero ricevute, a fronte dell’apporto del proprio patrimonio immobiliare nei fondi territoriali. Chiara la premura degli enti locali, in questa fase: evitare che il federalismo demaniale, ancora ai primi passi, si traduca alla fine in un aggravio di costi, più che in una risorsa.

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