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Le quattro giornate per salvare il welfare

La Regione dà il “via libera” all’aumento delle tariffe dei servizi del Comune di Bologna e l’istruttoria pubblica sul welfare si apre sotto la spada di Damocle dei 20 milioni di tagli previsti per il prossimo bilancio. Le urgenze cittadine sono un vero fuoco di fila, da 1.800 anziani in lista d’attesa per le case protette ai 14 posti letto persi con la chiusura del dormitorio di via Lombardia, dagli 800 sfratti del mese di maggio alle 2mila persone in fila per un alloggio popolare. Il commissario Anna Maria Cancellieri cerca comunque di trasmettere un «messaggio di ottimismo» ed evoca un modello di «nuovo Rinascimento» per un sistema di assistenza «molto più moderno», che ponga la «persona al centro», ma questa modernizzazione dovrà soprattutto essere funzionale ad un taglio di risorse incombente. Il commissario vuol venire incontro alla Cgil, che ha chiesto di rinviare fino all’ultimo momento utile l’approvazione del bilancio, in attesa che qualche novità sul piano nazionale intervenga a dare nuova linfa alle casse di Palazzo D’Accursio. «Per l’approva-zione si parla comunque del mese di dicembre – ha detto Cancellieri – poi noi abbiamo il vantaggio che decidiamo veloci perché, come si direbbe a Roma, io “me la canto e me la suono”, possiamo fare in fretta una volta che il piano è chiaro». Intanto le Rdb si apprestano a proclamare uno sciopero dei dipendenti e organizzano per il 29 settembre una manifestazione di impiegati comunali che sfileranno da piazza Liber Paradisus a piazza Maggiore. Numeri alla mano, il prossimo bilancio non potrà non incidere sul welfare, un settore che pesa per 255 milioni sulle casse del Comune, la sola istruttoria riunisce 108 interlocutori in 4 giornate, tra le assenze eccellenze di sindacati e Caritas. Anche Bologna al centro di Angelo Rambaldi e Paolo Giuliani ha dichiarato inutile il summit «fino a che non si cambia la legge regionale». «È chiaro che tutto a tutti non lo possiamo più dare, perché i bisogni aumentano e il sistema va cambiato – dice l’assessore regionale Teresa Marzocchi -, ma bisogna tagliare il welfare il meno possibile e non chiudere servizi. Se poi c’è qualche buca per la strada pazienza. Prima vengono le persone poi le cose». Sul ventilato aumento alle tariffe, con gli uffici comunali al lavoro su un’ipotesi di aumento del 25% delle tariffe medie, che per una famiglia con Isee tra 20 e 26 mila euro significa fino a 800 euro in più all’anno per mandare un figlio al nido, Marzocchi spiana la strada al commissario. «Qui le tariffe sono ferme da tempo, l’im-portante è che l’aumento sia graduale – ha detto l’assessore regionale – e soprattutto adeguato alla situazione della famiglia in quel momento. Se arriva la cassa integrazione, reddito e possibilità cambiano in pochi giorni. Bisognerebbe trovare un modo perché i tanti cassintegrati restituiscano un po’ del loro tempo aiutando a tenere i servizi aperti, aiutando ad esempio in biblioteca». La spesa per il welfare si espande a un ritmo difficile da mantenere per Palazzo d’Accursio. Dal 2004 al 2009, si è passati da 240 a 255 milioni di costo totale, anche se diminuisce la percentuale del bilancio comunale (era il 47,8% cinque anni fa, oggi è il 45,9%). Di questi, 100 milioni servono per il personale, 2.700 addetti, il 55% del totale. Le tariffe restituiscono alle casse del Comune solo il 3,7% delle spese, cioè 9,3 milioni di euro. Ci sono forti differenze tra un servizio e l’altro: i nidi, che per gli anni della giunta Cofferati erano stati individuati come priorità, hanno visto crescere la spesa di 12 milioni di euro in cinque anni. Al contrario la cultura, inclusa nel welfare, è una voce che si è ridotta. Nel 2004 si spendevano 37 milioni per interventi culturali, cinque anni dopo la spesa è diminuita di 2 milioni.

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