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Le province tagliano i posti da dirigente

BOLOGNA – Le province dell’Emilia-Romagna tagliano su dirigenti e posizioni organizzative con un risparmio annuo complessivo, a partire dal 2011, di circa 7 milioni di euro. La maggior parte porterà a regime nel 2011 interventi intrapresi nel triennio 2008-2010. Altre, come Ferrara, li stanno attuando ora, d’un colpo, recependo ad un tempo il decreto Brunetta e la manovra di fine estate di Tremonti, che blocca il turn over dell’80%, concedendo di fatto che vengano sostituite soltanto il 20% delle posizioni. Suddivisa in tre fasi, la riorganizzazione ferrarese è partita lo scorso 1 ottobre ed entrerà a regime a gennaio 2011, con un risparmio annuo complessivo di circa 130mila euro che saranno in parte messi a disposizione del bilancio, in parte destinati al fondo per la produttività. Dal primo ottobre si è partiti con la diminuzione del numero dei dirigenti, passati da 18 a 17, e delle posizioni organizzative, scese da 27 a 19. Nel frattempo, «in virtù di un processo di armonizzazione delle funzioni ? spiega la presidente Marcella Zappaterra ? si sta procedendo alla razionalizzazione degli uffici, che a loro volta caleranno da 64 a 43, con “ripensamento”, entro il 1° gennaio, del ruolo degli attuali 64 coordinatori-responsabili». Una manovra che mette le mani nella busta paga dei dipendenti ma «che tocca i vertici della piramide ed è stata volutamente effettuata dall’alto verso il basso», precisa il dirigente di settore, Pietro Buzzi. E se la decisione della Zappaterra aizza i sindacati, va detto che la stessa riorganizzazione è in corso a Piacenza, con un riassetto operativo work in progress che, approvato lo scorso aprile, dal 1° gennaio prossimo porterà a un risparmio di 200mila euro all’anno grazie, soprattutto, alla non sostituzione dei dirigenti. A Rimini, poi, si è operato un accorpamento di servizi e un nuovo assetto dirigenziale, in via di definizione e con risparmi non ancora stimati. «Ma essendo una Provincia giovane ? anticipa la dirigente, Isabella Magnani ? non ci saranno interventi drastici». Intanto, altre Province hanno addirittura cominciato il percorso di ridimensionamento in tempi non sospetti, ossia prima di Brunetta e Tremonti. Entrerà a regime nel 2011 la riorganizzazione attuata tra 2009 e 2010 da Modena, che ha visto passare il numero dei direttori di area e dei dirigenti da 38 a 26, con un risparmio annuo di circa 1 milione 400mila euro, comprese le collaborazioni. «Avviata prima che la imponesse Brunetta ? come precisa il presidente Emilio Sabattini ? la riorganizzazione conferma all’Ente un ruolo sempre più orientato alla programmazione, al coordinamento e al controllo e sempre meno alla gestione diretta». Con accorpamenti di servizi e diminuzione di 10 dirigenti, passati dal 2008 ad oggi da 22 a 12, Ravenna consoliderà questo assetto nel 2011, con un risparmio annuo di 2 milioni di euro. Dal 2009 al 2010 anche Reggio Emilia ha portato i dirigenti da 26 a 14, con un risparmio di circa 1,4 milioni e per il 2011 sta valutando se limitarsi al blocco del turn over o procedere con altri ridimensionamenti. Anche se il rischio, come conferma l’assessore competente, Antonietta Acerenza, «è che si inceppi la macchina amministrativa. Diventa difficile fare programmazione futura, anche nel capo delle opere pubbliche». Sulla destinazione del risparmio l’assessore è chiara: «Serve per tamponare le minori entrate». Lapidario anche Giovanni Cherubini, direttore generale della Provincia di Bologna, che nel 2010, rispetto al 2009, ha tagliato sul personale circa 1 milione di euro. Ma qui la riorganizzazione, «a tutti i livelli, è cominciata nel 2006 e ha visto progressivamente diminuire i dirigenti da 45 a 39, quasi azzerare i contratti flessibili, bloccare le sostituzioni. E si taglia per far quadrare il bilancio, non certo per fare strade e scuole». Stessa cosa per la Provincia di Parma, che con una riorganizzazione entrata a regime lo scorso 1 gennaio arriva a un risparmio di 560mila euro all’anno; Forlì-Cesena, con 100mila euro e un 2011 di consolidamento di interventi fatti nel triennio. Unanime la convinzione «che questi danari, di fatto, vanno a tamponare i minori trasferimenti statali e parlare di risparmi è strumentale».

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