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Le Poste si buttano sulla riscossione

In principio fu semplicemente Poste. Nel tempo il gruppo è diventato anche operatore bancario e assicurativo, grazie alla vorticosa proliferazione delle varie BancoPosta, PosteVita e PosteAssicura. Adesso, addirittura, è intenzionato ad approdare al non semplicissimo business della riscossione di tributi locali. È questa l’ultima frontiera che il colosso pubblico guidato da Massimo Sarmi ha intenzione di aggredire.
Una società ad hoc, Poste Tributi, già esiste. E il mercato di riferimento, appunto quello della fiscalità locale, tra circa un anno sarà definitivamente abbandonato da quello che oggi è l’operatore principale. Parliamo di Equitalia, la società di riscossione presieduta da Attilio Befera che, scottata a livello di immagine dalla gestione di ruoli comunali molto spesso imprecisi, ha già annunciato l’intenzione di concentrarsi sulla partita dei tributi nazionali. Un passo indietro in ogni caso importante, dal momento che il business della fiscalità locale rappresenta il 35% circa del volume d’affari della società di riscossione controllata dall’Agenzia delle entrate e dall’Inps.
Ora, l’arretramento di Equitalia si perfezionerà tra un anno, ovvero allo scadere della proroga concessa ai comuni dal decreto salva Italia predisposto dal presidente del consiglio, Mario Monti. A quel punto gli enti locali dovranno affidarsi a un nuovo interlocutore, procedendo quando necessario all’effettuazione di gare. Il settore, nel frattempo, è in fermento. Ci sono addirittura regioni come Piemonte, Lazio e Toscana che stanno studiando il modo di costituire nuove società con cui inserirsi nel mercato. E c’è chi, come Poste Italiane, non intende rimanere con le mani in mano. Uno strumento ad hoc, peraltro, esiste già da qualche anno. Si chiama Poste Tributi, ed è una società consortile per azioni i cui soci sono Poste Italiane, Postel, Postecom e Aipa spa. La prima fase di vita della società è stata un po’ timida, diciamo alla ricerca di una «mission» su cui puntare. Nel corso degli ultimi due esercizi, complice l’iscrizione nell’albo degli agenti della riscossione, sono state stipulate un po’ di convenzioni con alcuni comuni, tutte incentrate grosso modo sulla gestione dei tributi locali: Enna (per il supporto coattivo), Olbia (per i tributi principali), Avezzano e Sulmona (per l’Ici), Santa Maria Capua Vetere (per l’idrico e la Tarsu). Si aggiungono diverse Comunità montane e Consorzi di bonifica. In più, fatto più recente, una convenzione con il comune di Civitavecchia (in provincia di Roma). Insomma, Poste Tributi ha già mosso i primi passi, cercando anche appoggi. Il 10% della società, abbiamo detto, è in mano all’Aipa, una tra le principali società di riscossione locali, il cui amministratore delegato è Daniele Santucci, storico socio d’affari di Piercarlo Scajola, figlio dell’ex ministro Claudio Scajola, con cui condivide la proprietà di Agena (una società attiva nella produzione di energie rinnovabili). Adesso, quasi alla fine di questo percorso, Poste Tributi sembra pronta per il grande salto. Tra l’altro sono in corso trattative con l’Anci, l’associazione dei comuni, per creare una struttura mista, magari utilizzando proprio la società consortile già esistente. Si vedrà.
Di sicuro Poste Tributi non è passata inosservata, almeno in parlamento. Proprio di recente è stata presentata alla camera un’interrogazione, a firma di Alberto Fluvi (Pd), con cui si chiedeva al governo di chiarire quali fossero gli obiettivi dello strumento. La risposta, piuttosto evasiva, ha indotto il presidente della commissione finanze della camera, Gianfranco Conte (Pdl), a chiedere un’audizione dei vertici di Poste per chiarire meglio cosa sia e cosa intenda fare Poste Tributi.

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