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Le minigonne del sindaco podestà

CASTELLAMMARE – Avevano annunciato un sit-in in abiti succinti, le minigonne troppo mini che il regolamento comunale vieta da oggi. Hanno solo sventolato una minigonna di paillettes contro il moralismo di ritorno. Quello scelto dal sindaco Pdl di Castellammare di Stabia, Luigi Bobbio, che ieri si è chiuso nel palazzo del Comune per tenere a bada l’assedio delle femministe. Giornali e tv parlano del regolamento che si preoccupa del “mantenimento della decenza”. Ma Bobbio preferisce. Meglio della camorra, argomenta. Contro la scelta di tornare su un argomento che starebbe bene in un film di Dino Risi si è tenuto ieri il sit-in di un centinaio di donne dell’Udi e del Pd. Una manifestazione pacifica, accolta sulla piazza del municipio da due camionette di carabinieri in tenuta antisommossa, e dai vigili urbani che hanno sbarrato il passo a tutti quelli che volevano assistere al consiglio comunale. Basta essere cittadini, di solito, per poterlo fare. Ieri invece sono stati chiesti i documenti e non tutti sono stati ammessi. Alla stampa che gli riferiva del successo che ha avuto per i media soprattutto anglosassoni (Bbc e Guardian) il Regolamento di polizia urbana con il divieto non di minigonna, ma di “abiti assai succinti”, il sindaco Bobbio ha detto: «È positivo e me ne faccio vanto che, da quando sono sindaco di Castellammare, la città abbia smesso di essere sulle pagine dei giornali per episodi di cronaca nera come l’omicidio di un consigliere avvenuto due anni fa e i casi di infiltrazione camorristica. Il fatto che Castellammare sia sul sito di Bbc News per la mia proposta di vietare l’abbigliamento estremamente succinto è già qualcosa di normale. Stiamo andando verso la strada giusta». Il Regolamento vieta di aggirarsi in vie piazze parchi e giardini “sdraiandosi in costume da bagno, a torso nudo o in abiti assai succinti”. Ma è anche vietato dar da mangiare ai piccioni o agli uccelli selvatici, cavalcare sull’arenile o portare muli o asini, e deve fare un’assicurazione chi ha un cane appartenente a “razze pericolose” (che non esistono). C’è anche un codicillo “anti-patta”: “Dai camerini di servizio dei negozi, dalle latrine e dagli orinatoi ci si può allontanare solo dopo aver rimesso i propri abiti del tutto in ordine”. Che si tratti di fatto positivo misurare gli indumenti non erano certe le ragazze e le donne riunite davanti a Palazzo Farnese con striscioni e volantini. «Abbiamo organizzato una protesta civile per difendere quelle antiche conquiste di autodeterminazione delle donne che il primo cittadino di Castellammare ora mette in discussione – ha detto il consigliere regionale Angela Cortese – facendoci ripiombare in un buio medievale». La protesta contro il Regolamento, stilato dall’assessore Mamone, un ex generale della Finanza con il pallino delle invenzioni curiose, si è in breve trasformata in quella contro gli «atteggiamenti da podestà che Bobbio usa da sempre», denuncia Maria Rita Ciliberto, unica donna consigliere di opposizione nel consiglio comunale di Castellammare: «Per me questa è una follia collettiva. Pensavo che certi discorsi fossero sepolti nella naftalina. Invece vengono fuori con l’occhio guardone: il Regolamento è rivolto proprio a chi si bea degli spettacoli televisivi con le donnine». Intanto un uomo sui trampoli, vestito da donna con le calze a rete, lancia coriandoli all’ingresso del Municipio, invitando il primo cittadino a «riflettere sui piaceri della vita». Il Regolamento, bocciato in commissione statuto, è stato discusso per ultimo ieri sera in consiglio. Ma non a tutti è stato concesso di entrare. La Cortese si è indignata: «Per farci entrare in questo che è un luogo pubblico pretendono di schedarci. Questo si chiama Palazzo di Città: già nel nome porta la sua vocazione di apertura alla popolazione. Inoltre, per strada ci sono manifesti che invitano la cittadinanza a partecipare. Eppure, l’ammini-strazione comunale da oltre un’ora e mezza non ci lascia entrare se non dietro l’esibizione di un documento. È uno schiaffo alla democrazia, un arbitrio inaccettabile». Denuncia che in serata la Cortese consegna anche al prefetto di Napoli. «Il sindaco può solo misurare la lunghezza delle gonne di sua moglie – osserva Fiorella Girace, presidente della commissione Pari opportunità della Regione, presente con Stefania Cantatore dell’Unione donne italiane, Annapaola Mormone, Nora Di Nocera – ammesso che lei glielo consenta. In una città che non aiuta le donne, dove non si sa più nulla dei fondi stanziati per gli asili nido, non si sentiva il bisogno di un regolamento pervaso di maschilismo e di razzismo». A quanto pare neanche i maschi, però, sono contenti del provvedimento: davanti al Palazzo di Città un gruppo di uomini si mette a giocare a pallone perché in un apposito titolo del Regolamento viene vietato. Disgustati, in un’aiuola di fronte alla piazza del raduno, i dipendenti Fincantieri, invitano i giornalisti a tornare anche oggi «quando è convocato un consiglio comunale straordinario per discutere cose più serie». Un sindacalista mostra una lettera della direzione con il licenziamento per giusta causa di un dipendente di 26 anni, assunto da 5, “perché non ha ottemperato all’or-dine di trasferta”. «Ordine mai ricevuto. È il cinquantesimo licenziamento. La minigonna finirà che dovranno mettersela le mogli dei dipendenti Fincantieri». Il sito di Bbc News stigmatizza gli altri provvedimenti dei Comuni che hanno fatto uso dei poteri straordinari concessi ai sindaci da Berlusconi: “Hanno vietato i castelli di sabbia, di baciarsi in macchina, di dar cibo ai randagi, di indossare zoccoli di legno e di usare i tosaerba nei week-end”.

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