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L’aumento dell’Iva non rientrerà Imu, torna in ballo la seconda rata

In pochi giorni il decreto legge per l’aggiustamento del deficit, la Cig in deroga, le missioni di pace all’estero e le altre esigenze finanziarie di fine anno, quindi l’intervento sulla seconda rata dell’Imu e poi la legge di stabilità da approvare entro il 15 ottobre. Con la fiducia riprende a pieno regime la politica economica del governo, dopo il brusco alt di venerdì scorso. Nei giorni di turbolenza politica, in assenza di un provvedimento del governo, è però scattato l’aumento dell’Iva e su questo punto, nonostante le richieste che vengono da più parti, non si tornerà indietro. Lo ha confermato lo stesso ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni: «Non c’è niente da fare» ha detto ieri in Parlamento ricordando che il passaggio dal 21 al 22 per cento dipende direttamente da precedenti provvedimenti legislativi.

LE VARIABILI POLITICHE
L’imposta sul valore aggiunto piuttosto sarà interessata dalla rimodulazione delle aliquote, il che vuol dire di fatto rivedere sia le attuali esenzioni sia la misura delle aliquote agevolate in vigore (4 e 10 per cento) nonché beni e servizi che sotto di esse ricadono. Sulla carta il riassetto dovrebbe essere neutrale rispetto al gettito garantito dal recentissimo aumento. Ma ci sarà da affrontare in tempi rapidi anche il capitolo Imu, sebbene la scadenza per il versamento della seconda rata sia fissata a metà dicembre. Nello schema messo a punto a fine agosto era prevista la totale cancellazione anche del saldo per prime case e fabbricati rurali, come richiesto dal Pdl. La formazione di una maggioranza parzialmente diversa potrebbe forse rendere questa richiesta un po’ meno vincolante, ossia aprire la strada ad versamento almeno per le abitazioni di maggior pregio. La copertura teorica per la cancellazione totale è di 2,4 miliardi, altrettanti ne servono per il deficit e le spese da finanziare: per le risorse si guarda sempre alle accise sulla benzina, ai tagli di spesa ` ed alla vendita straordinaria di immobili. Certamente poi nella legge di stabilità occorrerà ridisegnare la tassazione degli immobili, inserendola in una più complessiva service tax e lasciando spazio ai Comuni. E sempre a proposito delle amministrazioni locali, il presidente del Consiglio ha confermato l’intenzione di rivedere l’attuale patto di stabilità interno, per fare in modo che dia spazio agli investimenti invece che comprimerli.

LE RISORSE DA TROVARE
La misura chiave del prossimi provvedimento legislativo sarà però la riduzione delle tasse sul lavoro, che avverrà inizialmente in maniera selettiva, con l’obiettivo di favorire le assunzioni. In seguito il taglio del cuneo potrebbe riguardare la generalità dei rapporti di lavoro dipendenti. Per le imprese un po’ di sollievo potrebbe arrivare oltre che dall’alleggerimento dell’Irap in relazione al costo del lavoro anche da sgravi fiscali per la ricerca e da un potenziamento dell’incentivo alla patrimonializzazione (Ace) inserito nell’ordinamento con il decreto salva-Italia. Le risorse per le esigenze del 2014 e degli anni successivi dovranno essere reperite principalmente con l’azione di spending review, il coordinamento della quale sarà affidato all’attuale direttore del Dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario; ma tornerà di attualità anche il dossier sulle agevolazioni fiscali definito due ani fa: l’obiettivo di riordinarle è fissato anche nella leggee delega di riforma del fisco.

Deficit, 1,6 miliardi per centrare il 3% Le previsioni del governo indicano che per fine anno il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe attestarsi al 3,1 per cento. L’obiettivo è riportarlo entro la soglia del 3 per cento prevista dai trattati europei: per fare questo serve una manovra di 1,6 miliardi. Le relative risorse dovrebbero essere reperite attraverso tagli ai bilanci dei ministeri per circa 400 milioni (relativamente ai soli tre mesi finali dell’anno) e poi dall’operazione straordinaria di vendita degli immobili che prevede l’intervento della Cassa Depositi e prestiti, soggetto esterno al perimetro della pubblica amministrazione.

Rispunta il versamento per gli immobili di pregio Prima che esplodesse la crisi politica l’esecutivo dopo aver cancellato con un decreto legge la prima rata dell’imposta comunale sugli immobili, relativamente ad abitazioni principali e a fabbricati rurali, aveva promesso di abolire anche la seconda con un successivo provvedimento. Per onorare questo impegno serviranno 2,4 miliardi di euro, somma che potrebbe essere ridotta qualora venisse previsto il pagamento almeno per gli immobili di maggior pregio, in base alla rendita catastale oppure alla superficie. La scadenza per il pagamento del saldo dell’Imu è il 16 dicembre.

Meno tasse sul lavoro con scelte selettive La riduzione del cuneo fiscale, ossia dell’insieme di imposte e contributi che gravano sulla busta paga dei lavoratori, è richiesta a gran voce dalle parti sociali e rappresenta uno degli impegni-chiave presi dal governo. La riduzione degli oneri può determinare un vantaggio sia per i lavoratori dipendenti che per i datori di lavoro, e innescare uno stimolo a nuove assunzioni, ma perché questa mossa sia incisiva sono necessarie significative risorse finanziarie. Confindustria sollecita un intervento da 5 miliardi, l’esecutivo potrebbe scegliere almeno in prima battuta una misura selettiva, a vantaggio cioè di particolari categorie come i giovani.

Per la nuova service tax autonomia ai Comuni Il passo successivo per la tassazione degli immobili è la definizione di una imposta sui servizi che comprenda l’attuale prelievo sull’immondizia ed un tributo relativo non al possesso dell’abitazione principale, ma alla fruizione dei relativi servizi comunali. Di conseguenza sarebbero sottoposti al pagamento sia i proprietari che gli inquilini, anche se il governo intende predisporre correttivi per alleggerire il prelievo su quelli con reddito più basso. la nuova imposta avrebbe struttura federale: sarebbero i Comuni a graduarne l’intensità, sfruttando una dote complessiva del governo pari a circa 2 miliardi.

Consumi, sotto esame le aliquote agevolate Ormai archiviato il passaggio dell’aliquota ordinaria dell’Iva dal 21 al 22 per cento, il governo si è impegnato a rivedere a partire dal prossimo anno l’intera struttura delle aliquote. Attualmente esistono beni e servizi che sono esenti (aliquota zero) mentre gli altri se non ricadono nel 22 per cento sono sottoposti a tassazione agevolata al 4 oppure al 10 per cento. Questo assetto, che contiene notevoli anomalie e incoerenze sedimentate nel corso degli anni, dovrebbe essere rivisto complessivamente, tendenzialmente ad invarianza di gettito rispetto a quello in vigore dal primo ottobre.

Dismissioni, obiettivo otto miliardi l’anno Nella recente nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza il governo si prefigge per i prossimi anni di ricavare mezzo punto di Pil l’anno, circa otto miliardi, dalla cessione di immobili e di partecipazioni societarie. Il primo obiettivo dovrebbe essere perseguito attraverso alcuni fondi immobiliari, a cui sarebbero conferiti immobili delle pubbliche amministrazioni. Per quanto riguarda le società, il primo obiettivo è cedere quelle partecipate dagli enti locali, ma non sono escluse operazioni che tocchino alcuni colossi come Poste o Fs o società quotate.

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