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L’Anci dice sì ai fabbisogni standard e propone un fondo per il demanio

I comuni dicono di sì al decreto sui fabbisogni standard. Ieri l’Anci in Conferenza unificata ha dato l’ok al dlgs attuativo del federalismo fiscale che segnerà il definitivo superamento del criterio della spesa storica. Il via libera dell’Associazione dei comuni va a sommarsi al giudizio positivo già espresso dalla Commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale. In particolare, l’Anci ha giudicato positivi i criteri individuati per il calcolo dei fabbisogni standard. Tra questi, la considerazione che le differenti spese per determinati servizi sui territori non vanno considerate in valore assoluto, ma tenendo anche conto «delle condizioni di domanda territorialmente mutevoli, dalle quali emerge una diversa quantità di bene pubblico desiderato ed offerto dall’amministrazione». «Abbiamo ottenuto un risultato positivo», afferma il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino, «individuando un metodo condiviso per il calcolo dei fabbisogni standard. Inoltre la determinazione di questi fabbisogni sarà predisposta dalla Sose, che a sua volta potrà avvalersi delle competenze dell’Ifel, il nostro Istituto per la finanza e l’economia locale». Per Chiamparino, insomma, «le regole e le procedure descritte nello schema di decreto legislativo contengono adeguate garanzie per assicurare flessibilità e gradualità nel passaggio dalla distribuzione delle risorse trasferite sulla base della spesa storica verso i fabbisogni standard». Il presidente dell’Anci, però, avverte: «Non dimentichiamo che persiste l’esigenza di garantire comunque risorse adeguate, attraverso la perequazione, agli enti che storicamente hanno minor capacità fiscale e una spesa strutturata maggiore». Un fondo immobiliare per il federalismo demaniale. Sempre ieri, l’Anci ha presentato l’idea di costituire un Fondo immobiliare in grado di consentire ai comuni italiani, soprattutto quelli più piccoli, «di poter valorizzare il proprio patrimonio beneficiando delle sinergie legate alla gestione unitaria della valorizzazione e dismissione di immobili appartenenti a più enti». Il fondo sarebbe partecipato da investitori e soggetti istituzionali (Cassa depositi e prestiti in primis). «Il federalismo demaniale che ha preso il via con il decreto 85 del maggio scorso», ha spiegato Chiamparino, «è ancora in fase transitoria. Anche perché al momento non sono stati sciolti due dubbi che attanagliano l’Anci: l’onerosità dei trasferimenti e la tipologia dei beni che verranno trasferiti, alcuni dei quali rappresentano più un problema che un’opportunità».

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