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L’allarme leghista: “Federalismo a rischio”

ROMA – La crisi del Pdl fa scattare l’allarme anche nella Lega, con i lumbàrd che temono per la tenuta del governo e, di conseguenza, per la realizzazione del federalismo. Ieri Umberto Bossi ha seguito l’atto finale del divorzio tra Fini e Berlusconi ostentando una certa sicurezza e tenendosi alla larga dai litigi: «Sono tranquillo, si arrangeranno loro, io ho già le mie beghe. Che consiglio darei a Berlusconi? Di andare in ferie». Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che si è detto «certo che la tensione dentro il Pdl non avrà riflessi sull’azione del governo». Dietro le quinte, però, le certezze padane si affievoliscono. La paura è che la realizzazione del federalismo fiscale, ragione sociale della Lega, possa rallentare o addirittura saltare. Ecco perché fino a due giorni fa Bossi e gli altri big del partito nei colloqui riservati chiedevano a Berlusconi di rimandare il redde rationem con Fini «almeno fino all’autunno, quando i decreti attuativi del federalismo saranno in dirittura d’arrivo e calendarizzati in Parlamento». Poi hanno dovuto prendere atto e dare il loro placet alla decisione del Cavaliere di scatenare subito la guerra finale con il presidente della Camera. E ora a taccuini chiusi un leghista di peso ammette che «con una maggioranza e un governo più deboli siamo tutti più deboli». Il punto è la durata della legislatura, l’eventuale voto anticipato che da giorni aleggia nei palazzi romani. «Il federalismo ha un piano di attuazione preciso e predefinito che prosegue passo passo con la legislatura», ragionano i leghisti. A patto che la stessa legislatura duri almeno fino al 20 maggio 2011, termine fissato per la realizzazione della madre di tutte le riforme leghiste (poi scadono le deleghe). Ecco perché la scommessa del Carroccio è quella di tenere in piedi il governo fino a quella data e «intanto andare avanti a manetta» con il federalismo, come ha assicurato ieri Roberto Calderoli che sta lavorando a pieno ritmo sui decreti (ieri ha trovato un «sorprendente» accordo per un tavolo con comuni, province e regioni). Ed è proprio Calderoli l’asso nella manica che la Lega è pronta a giocarsi, come riassume un uomo di spicco di Via Bellerio: «Cavallo magro corre più forte, nelle maggioranze larghe c’è sempre un’opposizione interna e qualcuno che voti al posto dei finiani lo troviamo, come ha fatto Calderoli con l’Idv nel caso del federalismo demaniale. Non esistono solo Fini e Berlusconi». Insomma, si punta sulla capacità di mediazione del ministro alla Semplificazione per tenere fuori il federalismo dalla crisi del Pdl. A patto che la legislatura non finisca prima della primavera 2011.

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