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L’agenda economica in bilico: va subito sciolto il nodo dell’Iva

È fitta l’agenda economica su cui pesa l’incertezza politica. Si riparte dal prossimo 20 settembre. Entro quella data il Governo dovrà presentare alle Camere la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza.

Sarà in quell’occasione che l’esecutivo sarà chiamato a scoprire le carte e dare le prime risposte su come si chiuderanno i saldi nell’ultimo trimestre. Nulla si è ancora detto delle partite aperte: dallo stop all’aumento dell’Iva dal 21 al 22%, al momento soltanto sterilizzato fino al 30 settembre, alla cancellazione della seconda rata dell’Imu in pagamento a metà dicembre. Non solo.

In agenda, seppure con decorrenza 2014, hanno già trovato posto, dopo gli annunci e le conferme arrivate dall’Esecutivo nel corso del workshop Ambrosetti, il taglio al cuneo fiscale da affrontare con la legge di stabilità, nonché la presentazione del piano “Destinazione Italia”, prevista per fine settembre nelle principali piazze finanziarie internazionali, con dismissioni e interventi per attrarre gli investimenti stranieri. È già avviato, poi, il cantiere del decreto del “fare 2″ anche questo da collegare alla legge di stabilità. E quello delle coperture è una sorta di fantasma che aleggia in Parlamento. Alla Camera dopo la delega fiscale si entrerà nel vivo del decreto Imu-Cig-esodati dove resta da superare l’ostacolo della clausola di salvaguardia (aumento degli acconti Ires e Irap e al balzello sulle accise). Tutta da discutere, poi, la service tax. Per l’Imu continua a restare in piedi l’ipotesi di estendere il bacino delle case di pregio su cui mantenere l’imposta, che garantirebbe il recupero di 1-1,5 miliardi da destinare allo stop dell’aumento dell’Iva per tutto il 2013. Che in caso contrario scatterà il 1° ottobre. Di qui la necessità di chiudere tutta la partita entro settembre. Una partita che nella maggioranza resta aspra. Ieri il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, ha invitato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, «a prendere una posizione chiara» e dire «se e come intende realizzare le proposte contenute nel “Patto di Genova”» tra sindacati e imprese e porre «una volta per tutte la parola fine al dibattito «aumento Iva sì-aumento Iva no». Mentre dalla Cgil Susanna Camusso, ha invitato il Governo «a convocare le parti, non discutere e contraddirsi in un’altra sede rispetto ad un vero e proprio confronto». Per il leader della Cgil le risorse per il piano di imprese e sindacati su fisco e lavoro si possono trovare «a partire da rendite e patrimoni», usando il «fisco come strumento di redistribuzione».

Il crocevia di tutto rimane la legge di stabilità di metà di ottobre. Nella griglia di partenza restano l’ipotesi di una riduzione del “cuneo” non limitata ai soli premi Inail, il rafforzamento dell’Ace, il recupero della deducibilità Imu dal reddito d’impresa e da quello dei liberi professionisti e lo stop ai ticket sanitari.

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