Questo articolo è stato letto 1 volte

La vita si allunga. Il lavoro pure

Per andare in pensione non basteranno più nemmeno 40 anni di lavoro. Dal 1° gennaio 2016, infatti, tutti i requisiti di pensionamento verranno aggiornati, ogni tre anni, sulla base dell’incremento della speranza di vita calcolata dall’Istat. Adeguamento che riguarderà non solo l’età di pensionamento, ma pure il requisito unico dei 40 anni di contribuzione che consente di andare a riposo a prescindere dall’età. A partire dal mese di giugno 2014, l’Istat comincerà a rendere note le variazioni triennali della speranza di vita che un italiano possiede all’età di 65 anni, distinguendo tra maschi e femmine, e che serviranno a fissare il maggior periodo di attività che i lavoratori dovranno svolgere prima di andare in pensione. A stabilirlo, tra l’altro, è un emendamento del relatore Antonio Azzolini al ddl di conversione del dl n. 78/2010. Viene confermato, inoltre, il passaggio a 65 anni a partire dal 1° gennaio 2012 del requisito d’età per la pensione di vecchiaia delle donne del pubblico impiego. Riforma continua. L’adeguamento periodico dei requisiti di pensionamento alla speranza di vita è stato previsto dalla manovra dello scorso anno (dl n. 78/2009), rimettendo a un decreto interministeriale (lavoro ed economia) l’emanazione della normativa di attuazione. A tanto provvede ora l’emendamento alla manovra di quest’anno (dl n. 78/2010) presentato dal relatore. Con una prima novità che è lo spostamento in avanti di un anno dell’entrata in vigore dell’adeguamento: dal 1° gennaio 2016, anziché dal 1° gennaio 2015 come prevedeva originariamente il dl n. 78/2009. Non bastano 40 anni di contributi. L’adeguamento dei requisiti di pensione verrà fatto a cadenza triennale (2016, 2019 e via dicendo) in relazione alla speranza di vita che gli italiani (si veda tabella) vantano all’età di 65 anni, calcolata dall’Istat. Quando dovesse risultare che gli italiani vivono di più bisognerà anche lavorare di più prima di andare in pensione. Un «di più» pari all’aumento della speranza di vita. In sede di primo aggiornamento (dal 1° gennaio 2016), la maggiorazione dei requisiti non potrà superare i tre mesi; e se dovesse risultare una diminuzione della speranza di vita, non verrà fatto alcun aggiornamento. L’adeguamento interesserà tutti i requisiti di età per la pensione: vecchiaia, anzianità, settore privato e pubblico impiego. Riguarderà inoltre anche il requisito unico di anzianità contributiva di 40 anni che consente di andare in pensione a prescindere dall’età. E riguarderà pure le «quote», che dal 2013 sono fissate a 97 (con età minima a 61 anni) per i lavoratori dipendenti e a 98 (con età minima a 62 anni) per i lavoratori autonomi. A tal fine, a partire dall’anno 2014, l’Istat renderà ogni anno disponibile entro il 30 giugno dello stesso anno, il dato relativo alla variazione della speranza di vita nel triennio precedente. Quando tale variazione è espressa in decimali, per determinare il risultato in mesi (l’aumento del requisito per la pensione) andrà moltiplicato questo decimale per 12 e il risultato arrotondato all’unità. In tabella sono riportate le speranze di vita calcolate dall’Istat con riferimento agli anni dal 2006 al 2009. Possono servire per un esempio: se l’aggiornamento dei requisiti di pensione dovesse essere fatto con riferimento alla speranza di vita relativa al triennio 2007 – 2009, gli uomini dovrebbero andare in pensione con un’età maggiorata di due mesi e le donne con un’età maggiorata di un mese. Lo stesso (più due o un mese) varrebbe pure ai fini del requisito unico di 40 anni di contribuzione per l’accesso alla pensione a prescindere dall’età. L’adeguamento non opererà nei confronti dei lavoratori per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per il raggiungimento del limite di età. Infine, lo slittamento in avanti dei 65 anni di età per il pensionamento produrrà lo stesso effetto anche sulle età di riferimento ai fini dell’applicazione del coefficiente di trasformazione (per le pensioni contributive). Donne pa in pensione a 65 anni. Lo stesso emendamento del relatore conferma, inoltre, l’adeguamento alle prescrizioni della corte Ue dei requisiti per il pensionamento delle donne del pubblico impiego. A partire dal 1° gennaio 2012, in particolare, l’accesso alla pensione di vecchiaia sarà possibile solo con un’età di 65 anni, sia per gli uomini che per le donne.

Continua a leggere su: Italia Oggi

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>