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La Ue promuove la manovra

BRUXELLES – Dal nostro inviato A Roma continua il tormento sulla manovra ma a Bruxelles oggi sarà già l’estasi della promozione europea. L’Italia non sarà sola ad ottenere il riconoscimento, da parte dei ministri Ecofin, circa «l’efficacia dei provvedimenti presi». Accanto al nostro paese per l’area euro ci saranno Francia, Germania, Austria, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo, Irlanda, Slovenia e Slovacchia. Fuori dalla moneta unica, analoga menzione positiva incasseranno Gran Bretagna e Repubblica Ceca. Entreranno invece per la prima volta in procedura per deficit eccessivo Finlandia, Danimarca, Cipro e Bulgaria. Salvo improbabili sorprese, i 27 ministri finanziari approveranno la proposta della Commissione in cui si dice che le misure approvate dal governo italiano «sono in linea con la raccomandazione di riportare il deficit sotto il 3% entro il 2012 e di attuare una correzione media annua pari allo 0,5% del Pil nel 2011-12». Per questo il commissario Ue competente, Olli Rehn, «non ritiene necessario allo stadio attuale nessun altro provvedimento nel quadro della procedura di infrazione per deficit eccessivo » aperta nei confronti del nostro paese l’anno scorso. Molto soddisfatto Giulio Tremonti. «Domani – ha detto ieri – può essere un buon giorno per il nostro bilancio e i nostri conti pubblici, in linea con le raccomandazioni ricevute e valutati bene dai nostri soci europei e dai mercati». Questo significa, ha continuato il ministro dell’Economia, che «la manovra è giusta nel tempo, nel quanto e nel come viene fuori dal Parlamento». Il via libera alle misure di rigore supplementare, essenzialmente tagli alla spesa pubblica, viene ritenuto dai più essenziale, insieme a una nuova ondata di riforme strutturali, per rinvigorire una ripresa economica che in Europa resta scandalosamente torpida (+ 1% circa) rispetto al dinamismo di Stati Uniti (+ 3,3%) e Asia (oltre 8%). «Servono provvedimenti supplementari per garantire stabilità finanziaria e risanamento delle finanze pubbliche», ha insistito ieri il belga Didier Reynders, presidente di turno dell’Ecofin, sottolineando l’attuale fragilità del settore finanziario e la debolezza dell’economia Ue. Non a caso ieri Reynders ha tenuto a precisare che i governi saranno pronti a intervenire qualora i risultati degli stress test su 91 banche Ue, che saranno pubblicati il 23 luglio, mettessero in evidenza zone di vulnerabilità cui mettere una pezza. Mentre si cerca di governare una congiuntura che ancora non riesce a normalizzarsi, anche ieri sono proseguiti i negoziati della task-force diretta da Val Rompuy sulla riforma del patto di stabilità e della governance economica. Nessuna decisione concreta ma la conferma della crescente attenzione al parametro del debito, “armata” di sanzioni per i renitenti alla disciplina, in concreto a una sua riduzione graduale e concordata con i partner. Conferma anche dell’intenzione di far scattare già dall’anno prossimo il nuovo sistema di monitoraggio collettivo delle politiche di bilancio nazionali. In attesa di conoscere oggi il risultato dei negoziati in corso per sbloccare il dossier della nuova architettura europea di supervisione finanziaria, ieri prima il ministro slovacco Ivan Miklos e poi il suo premier Iveta Radicova in visita a Bruxelles hanno di nuovo temporeggiato sul via libera al finanziamento del meccanismo di prestiti anticrisi da 440 miliardi per far fronte a eventuali emergenze dei paesi euro: doveva essere operativo dal 1 luglio ma ancora non si sa quando lo sarà. In ogni caso a tarda sera il presidente dell’Eurogruppo Jean Claude Juncker ha convocato una nuova riunione dei ministri il 7 settembre, esprimendo per l’occasione anche grande apprezzamento per «i risultati superiori alle aspettative» del risanamento dei conti ottenuti dal governo greco.

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