Questo articolo è stato letto 0 volte

La Trise mette a rischio l’ecobonus

Un punto fermo per la legge di stabilità: quello di provare a superare il tetto iniziale della Tasi del 2,5 per mille concedendo più spazio ai sindaci per sconti e detrazioni d’imposta. E una lunga serie di dubbi a partire da quelli sollevati dai tecnici del Senato. Che sulla Trise (la nuova imposta locale su rifiuti e servizi indivisibili), ad esempio, evidenziano come l’introduzione del nuovo tributo comunale potrebbe anche mettere a rischio il ricorso dei contribuenti all’ecobonus.

Sulla necessità di rimettere subito mano alla Trise e al taglio del cuneo ormai il coro è unanime. La legge di stabilità deve essere «irrobustita per la parte che riguarda lo sviluppo e sul tema dell’equità sia per quanto riguarda il cuneo che le detrazioni sulla casa», ha precisato ieri il relatore in commissione Bilancio del Senato al ddl stabilità, Giorgio Santini (Pd). Cui ha fatto eco l’altro relatore della maggioranza Antonio D’Alì (Pdl), secondo cui occorrono maggiori risorse per il cuneo fiscale: «Auspichiamo che si aumentino gli interventi sul salario di produttività in aggiunta a quanto già previsto». E per le risorse D’Alì, suggerisce di guardare eventualmente alla rivalutazione delle quote di Bankitalia. Anche la commissione Finanze di Palazzo Madama nel parere favorevole con osservazioni al Ddl stabilità, ha sottolineato come le maggiori risorse che potranno arrivare dalla deducibilità delle perdite su crediti di banche e assicurazioni devono essere «indirizzate a incrementare il volume complessivo degli impieghi, con particolare riferimento ai mutui edilizi e al finanziamento di progetti industriali e commerciali». A difendere le scelte dell’esecutivo in materia di riduzione della pressione fiscale è stato ieri lo stesso ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, precisando che per il triennio 2014-2016 gli sgravi fiscali ammontano a 16,5 miliardi. Nel suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio, Saccomanni ha aggiunto che questi sgravi «rendono possibile l’avvio di un processo di graduale riduzione della pressione fiscale». Allo stesso tempo, però, Saccomanni non ha perso l’occasione per sottolineare ancora che «sui conti pubblici siamo costretti ad agire con grande prudenza.

Abbiamo di fronte un sentiero stretto: dobbiamo utilizzare le risorse disponibili per dare il massimo supporto all’economia, mantenendo quella prudente gestione della finanza pubblica».

Di prudenza ha parlato anche il premier Enrico Letta ieri a Radio Anch’io: «Nella legge di stabilità l’equilibrio va mantenuto perché dalla crisi si esce passo passo». Quanto alle detrazioni sulla casa e agli interventi sul cuneo fiscale «sono le cose di cui in Parlamento si dovrà discutere» ha aggiunto. Per Letta ieri è stata un’altra giornata densa di incontri prima con Schifani e Brunetta, poi con Scelta civica: nel mirino, in particolare, il cuneo fiscale per una diversa distribuzione a beneficio dei redditi più bassi e per le famiglie più numerose.

Sugli effetti di rimodulazione della tassazione immobiliare i tecnici sottolineano, come detto, che l’arrivo della Trise potrebbe indurre i contribuenti a «particolare cautela, rimandando in parte gli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione». Dubbi, poi, sulle dismissioni: «non ci sono elementi informativi sufficienti per valutare la plausibilità della previsione di gettito già a partire dal 2014». E meritano chiarimenti sia la clausola di “garanzia” che prevede un aumento delle tasse (10 miliardi nel triennio 2015-2017 attraverso l’aumento di aliquote d’imposta, accise incluse, e il riordino delle detrazioni) nel caso in cui non saranno rispettati gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, sia gli effetti della norma che prevede la selettività nell’assegnazione dei contributi agli enti culturali, sia le elezioni in un solo giorno. Guardando invece agli effetti finanziari complessivi della manovra, il dossier del Senato ricalca i dati della Relazione tecnico-illustrativa allegata alla Stabilità. Nel primo anno l’insieme degli interventi produce un peggioramento per 2,7 miliardi dell’indebitamento netto, destinato poi a migliorare per 3,5 miliardi nel 2015 e per 7,2 miliardi nel 2016. La scelta del Governo è stata quella di utilizzare buona parte del margine che si è dischiuso con l’uscita dalla procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo per finanziare maggiori spese in conto capitale. Nello stesso anno, il 2014, oltre a queste maggiori spese (3,6 miliardi di cui 3,1 in investimenti) sono anche previste anche maggiori entrate per 973 milioni (si veda il Sole 24 Ore del 23 ottobre); entrate che poi scendono nel 2015 (-496 miliardi) e ritornano a crescere di 1,1 miliardi nel 2016.

 

Continua a leggere su: Il Sole 24 Ore

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>