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La trasparenza della Pa finisce in un maxi-ingorgo

Dodici documenti tra piani, codici e relazioni da adottare nel giro di 75 giorni. Tanti ne restano da qui al 31 gennaio, scadenza-simbolo alla quale è ancorata l’approvazione sia del primo piano anti-corruzione, sia del programma triennale per l’integrità e la trasparenza.

La situazione è il frutto dell’accavallarsi di una serie di leggi e norme tutte nate con l’obiettivo di rendere più trasparente, limpida e corretta l’azione amministrativa: dalla legge 190/2012 anti-corruzione, ai decreti legislativi 33 e 39 del 2013, rispettivamente sulla trasparenza e sull’incompatibilità degli incarichi. Il risultato concreto è che ora le amministrazioni pubbliche si trovano alle prese con un maxi-ingorgo di adempimenti, con il rischio che l’adesione a queste norme si trasformi in un ulteriore diluvio di carta, perdendo di vista gli obiettivi iniziali. Ma vediamo il calendario.

Appena archiviati gli ultimi due impegni (il 20 ottobre era il termine ultimo per pubblicare online i dati sull’attività amministrativa aggregata, mentre il 1° novembre andava completata la relazione sui servizi accessibili in rete), la maratona della trasparenza riparte con l’appuntamento del 18 dicembre. Entro questa data, infatti, tutti gli enti pubblici dovranno dotarsi di un Codice di comportamento integrativo di quello nazionale. Peccato che le istruzioni della Civit (appena trasformata in Anac, autorità anti-corruzione) siano state rese note solo il 7 novembre scorso. E le questioni controverse sono ancora molte. Giuliano Palagi, direttore generale della provincia di Pisa e docente ai corsi sulla legalità, cita il caso dei regali ai dipendenti pubblici: «Molti si interrogano su dove va posizionata l’asticella dei regali ammessi».

Chi supera lo scoglio del Codice non ha tempo per tirare il fiato: oltre ai classici rendiconti e relazioni di fine anno (tra queste quelle degli organismi interni di valutazione su come ogni amministrazione sta reagendo agli obblighi di trasparenza) c’è in vista il traguardo più importante: il primo Piano triennale di prevenzione della corruzione da approvare, insieme con il programma triennale per la trasparenza e l’integrità entro il prossimo 31 gennaio. E, sempre entro gennaio, va concluso il lavoro anche sul piano della performance, senza il quale – particolare non da poco – l’ente pubblico non può assumere né distribuire i premi di risultato.

Facile immaginare l’affanno in cui si trova la gran parte delle amministrazioni. Le grandi realtà hanno cominciato a muoversi per tempo (a Milano, per esempio, si lavora al piano anti-corruzione da febbraio); molto più difficile è la situazione nei piccoli Comuni che, almeno dal punto di vista degli adempimenti, non hanno sconti. Ovvio che le adesioni ai corsi e ai seminari per i tecnici sono massicce: oltre alle attività del Formez, anche altre associazioni si stanno muovendo. Sommersa di richieste, per esempio, è Avviso pubblico, l’associazione che riunisce 240 tra Comuni, Province e Regioni nata per diffondere la cultura della legalità e della trasparenza nella Pubblica amminsitrazione.

«Nei nostri ultimi due seminari gratuiti con Anci Lombardia abbiamo dovuto chiudere in anticipo le iscrizioni» commenta il coordinatore nazionale Pierpaolo Romani. L’associazione offre alle Pa due strumenti concreti: la «Carta di Pisa», un codice etico già adottato da 22 enti locali, e una matrice di valutazione del rischio, sperimentata nel comune milanese di Corsico. Si inseriscono alcuni parametri indicatori della propria realtà e si riesce così a definire, caso per caso, gli indici di rischio corruzione nei vari settori. «Altrimenti il pericolo è di assistere a un generale copia-e-incolla dei piani che vanificherebbe la portata di questi importanti presidi» sottolinea Romani.

Del resto, proprio la valutazione del rischio richiesta dal piano anti-corruzione è una novità per la Pa: «Finora era riservata solo alle assicurazioni – commenta Palagi – e pochi sanno come impostarla in modo efficace nelle pubbliche amministrazioni». La traccia da seguire è quella del Piano nazionale, prediposto dalla Funzione pubblica e approvato dalla Civit l’11 settembre scorso.

 «Sono ottimista, credo che molte amministrazioni rispetteranno la scadenza di gennaio – prevede Andrea Campinoti, sindaco di Certaldo (Firenze) e presidente di Avviso pubblico – anche se proprio l’arrivo del Piano nazionale sta spingendo molti in questo momento a fermarsi per rivedere il lavoro svolto finora».

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