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La regione Piemonte libera risorse a favore degli enti soggetti al Patto

Il Piemonte conferma il suo attivismo nella disciplina del Patto di stabilità interno. Dopo essere stata la prima regione a dare compiuta attuazione all’art. 77-ter, comma 11, della legge n. 133/2008 «regionalizzando» (nei limiti consentiti da tale norma) la struttura del Patto (obiettivi e meccanismi di monitoraggio, incentivo e sanzione), con la recente deliberazione della Giunta regionale n. 35-395 del 26 luglio 2010, adottata su proposta del neo-assessore al bilancio Giovanna Quaglia, interviene concretamente a sostegno degli enti ad esso soggetti. Il meccanismo è quello delle compensazioni consentite dagli artt. 7-quater, commi 1 e 3, della legge n. 33/2009 e 4, comma 4-sexies, della legge n. 42/2010: in sostanza, la regione accetta un peggioramento del proprio obiettivo di Patto per consentire a comuni e province di effettuare maggiori pagamenti per un importo corrispondente. Come già fatto lo scorso anno dalla regione Lombardia, anche il Piemonte, al fine di allargare la platea dei beneficiari, ha rimodulato i parametri statali in base ai quali individuare gli enti beneficiari: al plafond messo a disposizione dalla giunta piemontese (di importo pari a 50 milioni di euro) potranno accedere, infatti, tutti gli enti locali piemontesi, a condizione di aver centrato gli obiettivi programmatici imposti dal patto di stabilità del 2008. Laddove (come prevedibile) le richieste di bonus (che dovranno pervenire alla regione entro il prossimo 15 settembre) superino la disponibilità del plafond, quest’ultimo sarà ripartito in proporzione all’entità dei residui passivi del titolo II della spesa. L’obiettivo, infatti, è quello di dare una mano al sistema delle imprese, sbloccando una parte dei pagamenti di comuni e province relativi alle spese di investimento fermi a causa del Patto. Di conseguenza, gli enti dovranno certificare alla regione (oltre che la certezza, liquidità ed immediata esigibilità del relativi debiti a loro carico, anche) di disporre di un’adeguata e pronta disponibilità di cassa. I pagamenti autorizzati dalla regione potranno essere detratti dai saldi rilevanti ai fini del patto. A fine ottobre, poi, la regione opererà una ricognizione e redistribuirà i bonus non completamente utilizzati. Si tratta di un modello interessante, che potrà essere imitato (si spera subito) anche da altre regioni. Del resto, il recente rapporto della Corte dei conti sul coordinamento della finanza pubblica ha dimostrato, analizzando il caso lombardo del 2009, che si tratta di un modello decisamente più efficace di quello basato sulla rigida applicazione dei parametri statali in quanto consente di intervenire in maniera più mirata e di ottimizzare le risorse messe a disposizione, collocandole laddove posso essere realmente ed interamente utilizzate.

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