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La pensione tocca il tetto dei 70 anni

Fonte: Il Sole 24 Ore

Sempre più là. Un primo gradino di tre mesi nel 2013. Altri quattro nel 2016, altrettanti nel 2019 e poi avanti a “colpetti” regolari ogni triennio. Tabelle alla mano, nell’arco di dieci anni, l’età necessaria per andare in pensione crescerà di quasi dodici mesi. Che diventeranno 36 nel 2040 e addirittura 48 intorno al 2050, quando il requisito per la pensione di vecchiaia sarà arrivato a 69 anni. Non male, se si pensa che per cominciare a incassare la pensione si dovranno attendere altri 12 mesi (18 per gli autonomi), in base alle attuali regole che disciplinano la decorrenza dei trattamenti. In pratica, chi è nato nel 1983 raggiungerà il requisito per la vecchiaia nel 2052 a 69 anni ma potrà cominciare a incassare l’assegno dall’anno successivo, a 70 anni. La manovra economica, approvata definitivamente dal Parlamento venerdì scorso, prevede l’ulteriore anticipo di un anno dell’adeguamento dei requisiti pensionistici in base all’aumento della speranza di vita. Il nuovo meccanismo scatterà per la prima volta il 1° gennaio 2013, e non nel 2014, come inizialmente previsto dal decreto legge n.98 (che ne aveva anticipato l’applicazione rispetto alla precedente data del 2015). Dal 1° gennaio 2013, quindi, i requisiti per la pensione non saranno più fissi. Ogni tre anni – sulla base del calcolo che sarà effettuato dall’Istat – saranno infatti adeguati all’incremento della speranza di vita sia i parametri per la pensione di anzianità (si tratta di: età minima richiesta e “quote”, vale dire somma di età anagrafica e anni di contribuzione) sia quelli per la pensione di vecchiaia. Tra l’altro, per le pensioni di anzianità, il primo aumento coincide anche con l’ultimo scatto delle quote, previsto il 1° gennaio 2013. Per andare in pensionamento anticipato, i dipendenti dovranno avere almeno 61 anni e 3 mesi e raggiungere quota 97 e 3 mesi (un anno in più per gli autonomi). La previsione del Governo – contenuta nella relazione tecnica alla manovra – è di un aumento di tre mesi dal 2013 e poi di altri quattro ogni triennio fino al 2030 circa. Poi l’incremento dovrebbe rallentare a tre mesi ogni tre anni. In questo modo – ma naturalmente il riferimento sarà solo il dato “certificato” dall’Istat – il governo stima un aumento dei requisiti di oltre 4 anni da qui al 2052, con risparmi cumulati di quasi 300 milioni di euro nel biennio 2013-2014, in rapida crescita negli anni successivi. Naturalmente, questa novità deve essere combinata anche con la previsione di elevare a 65 anni l’età di pensionamento di vecchiaia per le donne del settore privato – oggi ferme a 60 anni – anche con l’obiettivo di uniformarla a quella prevista per le donne della pubblica amministrazione. Dal 1° gennaio 2012 queste ultime potranno accedere alla pensione di anzianità solo al compimento dei 65 anni di età (attualmente ne servono 61). Per le donne del settore privato, comunque, il percorso di adeguamento comincerà solo nel 2020 e taglierà il traguardo 12 anni dopo, nel 2032, con un aumento di 5 anni del requisito. Come accennato, però, questa misura si intreccia con quella generale per l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Insomma, nel 2032 una donna occupata nel settore privato o lavoratrice autonoma, andrà in pensione di vecchiaia al compimento dei 67 anni e 3 mesi, con un incremento di 87 mesi rispetto alla situazione attuale. Una cattiva notizia anche per quanti possono accedere alla pensione con 40 anni di contributi a prescindere dall’età. Il decreto legge, nella versione modificata dal parlamento, prevede il posticipo della decorrenza della pensione. Non cambierà il requisito dei 40 anni: tuttavia aumenterà il periodo di “attesa” della pensione. Ai 12 mesi oggi previsti (18 per gli autonomi) se ne aggiungeranno: uno nel 2012, due nel 2013; tre nel 2014. Ogni anno un po’ più in là, appunto.

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