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La Penisola si copre di boschi

I boschi italiani avanzano, ovunque. Dalle Alpi alla Sicilia non c’è regione che negli ultimi 25 anni non abbia incrementato la sua superficie forestale (vedi mappa sotto). Nemmeno una in cui il bosco abbia fatto un passo indietro. E oggi ci sono circa 1 milione e 700 mila ettari di superficie boscata in più (pari a 17.000 chilometri quadrati) rispetto al 1985 (dei quali 1 milione emezzo sono boschi veri e propri): come se alla massa verde nazionale, indicata dall’in-dice di boscosità (il rapporto percentuale tra superficie forestale e superficie territoriale) si fosse aggiunta un’area pari a quella di Friuli Venezia Giulia e Abruzzo messi insieme. Questi dati si evincono dal confronto tra i dati dell’inven-tario forestale del 1985 e quello del 2005 (per gli anni successivi vengono fatte proiezioni) sebbene le metodologie applicate nei due casi per qualche aspetto differiscano (nel primo caso per esempio non si disponeva di foto aeree). Ma la realtà è una sola: «C’è un deciso generale aumento della superficie forestale, che comprende oltre ai boschi altre aree boscate, quali arbusteti e macchie» spiega Patrizia Gasparini, responsabile per conto Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura (Cra) per la parte scientifico- tecnica dell’inventario fatto dal Corpo Forestale dello Stato. In Italia ci sono 8 milioni e 759 mila ettari di bosco al quale si aggiungono 1.708.333 ettari di altre terre boscate. Vale a dire un aumento medio complessivo sul territorio nazionale di circa il 6% dal 1985. È la Fao, organizzazione Onu per l’agricoltura, a definire a livelli internazionale cosa dobbiamo intendere per bosco. Sono quelle zone di terreno che abbiamo una copertura minima, data dalla proiezione delle chiome degli alberi, di almeno il 10%; l’area boscata inoltre deve avere almeno mezzo ettaro di estensione e la vegetazione deve raggiungere almeno i 5 metri d’altezza a maturità. «In Italia, rispetto ad altre nazioni europee dove i boschi aumentano anche perché vengono piantati, l’incremento della superficie forestale è quasi esclusivamente per colonizzazione spontanea ? aggiunge Gasparini ? Vengono occupate dagli alberi zone marginali abbandonate dal-l’agricoltura, anche se ormai è stato raggiunto il punto massimo dell’abbandono delle pratiche agricole e quindi penso che anche il fenomeno dell’incremento del bosco rallenterà». Nelle vallate alpine in genere il bosco avanza a quote medio alte. Ma l’incremento di superficie dal 1985 ha riguardato in misura abbastanza omogenea numerose regioni, sia al nord che nell’Italia peninsulare (per esempio Trentino Alto Adige, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana hanno oltre il 7% di territorio in più di boschi rispetto alla superficie dell’intera regione). L’A-bruzzo va oltre il 10% ma la stessa Campania è prossima al 5%. Non deve meravigliare lo scarso incremento di superficie in Liguria (+0,1%) perché la regione è già satura essendo per il 60% occupata da foreste. Mentre la Puglia, pur con vaste pianure, mette a segno anch’essa in +1,5%. Anche la Lombardia presenta una vasta area pianeggiante e una forte componente antropica, per cui il suo incremento(+2,8%) è inferiore rispetto alle altre regioni del nord. «Lo stato di salute dei boschi italiani è abbastanza buono ? commenta Patrizia Gasparini ?. Non vi sono situazioni particolarmente critiche anche se più del 20% ha la presenza di qualche patologia, legata a vari fattori, quali incendi, eventi meteorici, e particolari aspetti locali. Ma siamo in una situazione intermedia rispetto ad altre nazioni europee». Tra le formazioni forestali i querceti (rovere, roverella, farnia) sono i più rappresentati costituendo da soli più di un milione e 84 mila ettari, seguiti a ruota da faggete (1.035.000) e cerrete (1.010.000), poi viene l’abete rosso(586.000) rappresentate però solo sulle Alpi, con qualche piccolo “relitto” in Appennino.

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