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La manovra da Napolitano

La manovra approda sulla scrivania del Presidente della Repubblica. La trasmissione del documento è avvenuta ieri e il testo, rispetto alle bozze circolate nei giorni precedenti, risulta presentare alcune modifiche. Se da un lato, per esempio, sono confermati la stretta sulle pensioni e il taglio del 30% degli incentivi alle rinnovabili in bolletta così come il superbollo per le auto di lusso da 10 euro per ogni kw di potenza oltre i 225, dall’altro (ed è una novità) aumenta l’Irap per banche e assicurazioni. Il decreto, che si compone di 39 articoli e due allegati (i primi 8 articoli sono dedicati ai tagli dei costi della politica), e che dopo il vaglio del Quirinale andrà in Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, prevede che non saranno rivalutate le pensioni che superano 5 volte il minimo. La rivalutazione sarà al 45% se gli assegni superano il trattamento minimo di 3 volte. Innalzamento soft dell’età di pensione per le donne nel settore privato a partire dal 2020, anno in cui l’aumento sarà di un mese, fino ad arrivare a 65 anni nel 2032. In più anticipo al 2014 dell’età di pensionamento legata all’aumento della speranza di vita. E ancora, per quanto riguarda le auto più potenti, verrà applicata una sovratassa da 10 euro per ogni chilowatt di potenza oltre i 225; aumenta, come detto, l’Irap per banche e assicurazioni (per le prime passa al 4,65%, per le seconde al 5,90%); proroga di un anno del blocco del turn over (a eccezione dei corpi di polizia, del corpo nazionale dei vigili del fuoco) e congelamento degli aumenti degli stipendi fino al 2014; stretta sulle assenze; taglio del 30% degli incentivi in bolletta; taglio del 10% al finanziamento dei partiti con una riduzione complessiva del 30%; debutto dal 2012 dell’election day, che però non vale per i referendum; le auto blu non potranno superare 1.600 di cilindrata e i voli di stato saranno solo per le alte cariche; dal 2012 tagli del 20% degli stanziamenti per il Cnel, il Csm, Authority, Consob e Corte dei conti; il bollo che si applica alle comunicazioni relative sui depositi di titoli inviati dagli intermediari finanziari può salire dal 2013 fino a 380 euro per i depositi il cui valore è superiore a 50mila euro. Si passa da 10 euro mensile a 120 annuale. Dal 2013 poi per gli importi sotto i 50mila euro si va dai 12,50 euro mensile ai 150mila annuali e per quelli sopra i 50mila euro, dai 31,66 mensili ai 380 euro annui. L’atteggiamento dei comuni non lascia al momento ben sperare. “Hanno ignorato i comuni – ha denunciato reggente dell’Anci Osvaldo Napoli che del Pdl è anche vicepresidente del gruppo alla Camera e che quindi la fiducia sarà chiamato a votare – da uomo del Pdl sono amareggiato e deluso. Questa manovra è uno schiaffo a piena mano che ci viene dato senza ragioni e senza motivi. Non credo che andremo all’incontro con l’esecutivo: avrebbe dovuto esserci prima, non dopo il varo in C.d.M. Spero che in Parlamento ci sia la sensibilità di capire e fare modifiche”. Intanto il leader della Uil, Luigi Angeletti, propone di tagliare velocemente i costi della politica e molti degli oltre 8mila comuni, in quanto sono un lusso che l’Italia non si può più permettere. In un’intervista a Skytg24, Angeletti ha sottolineato che “i veri tagli bisogna cominciare a farli sui costi della politica. Spesso dimentichiamo che abbiamo un sistema politico che è tra i più costosi, anzi il più costoso in tutta l’Europa, un insieme di privilegi che adesso non possiamo più permetterci”. Secondo il numero uno della Uil “bisogna fare una legge che tagli tutti questi privilegi. Abbiamo due anomalie rispetto agli altri paesi europei ai quali dobbiamo avvicinarci: una riguarda i costi della politica, l’altra riguarda l’enorme evasione fiscale. Pensare di ridurre il nostro deficit e poi il debito senza affrontare questi temi significa parlare d’altro, fare solo degli auspici”.
Ciò che Angeletti taglierebbe subito sono “i costi del Parlamento” e “le migliaia di aziende provinciali, regionali e comunali che producono pochi servizi ma molti consigli d’amministrazione e presidenti. Bisogna accorpare queste società. Se ne potrebbero ridurre più di un terzo, con un miglioramento dei servizi che forniscono. Bisognerebbe poi abolire un numero consistente di comuni. Oltre 8mila sono un lusso che non ci possiamo più permettere. Questo genera costi che non corrispondono a nessun servizio. Terza questione, bisognerà prima o poi deciderci ad abolire le province”.

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