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La lista dei beni per il federalismo

Sono 649 i beni sul territorio campano disponibili al federalismo demaniale. L’elenco, pubblicato sul sito dell’agenzia del Demanio (www.agenziademanio.it), è un “paniere” accessibile agli eventuali enti interessati che potranno scegliere da questo primo stralcio i siti più appetibili. Non tutti i siti passeranno effettivamente dallo Stato agli enti locali (Comuni, Regioni e Province), ma l’elenco riserva già qualche sorpresa. A Napoli, ad esempio, c’è l’istituto d’arte “Filippo Palizzi” di piazzetta Salazar, lo storico istituto fondato nel 1878 dal principe Gaetano Filangieri e Demetrio Salazar. Ci sono i relitti dell’esproprio in favore della Società italiana Petroli, attualmente custoditi in via Ferrante Imparato. Ci sono ampie aree del Vomero, a via Simone Martini e a via Saverio Altamura, nella zona retrostante le case dei senza tetto. C’è il rione delle case popolari a via Livio Andronico e diversi tratti di spiaggia a Pozzuoli. Decine i ricoveri antiaerei individuati in zone centrali della città, l’intero Fondo Vespucci, il cosiddetto Parco della Marinella a via Amerigo Vespucci. A Capri, tra i beni in via di passaggio c’è il Fortino di San Michele, a Ischia l’Osser-vatorio di Casamicciola. Duecento i beni disponibili a Napoli, 274 a Salerno, 98 a Caserta, 56 ad Avellino e 21 a Benevento. Per ognuno c’è un valore inventariale, differente dalla valutazione attuale sul mercato. L’istituto d’arte “Filippo Palizzi” è valutato, ad esempio, circa 15 milioni di euro ma la valutazione sul mercato immobiliare potrebbe essere soggetta a variazioni. La lista però non sembra essere ricca di immobili interessanti. Per lo più si tratta di edifici da recuperare totalmente, che da anni vivono in stato di abbandono. L’interesse degli enti potrebbe arrivare solo per le strutture in buone condizioni, tali da non richiedere spese eccessive. L’elenco, aggiornato ogni 15 giorni, non è ancora quello definitivo, sarà pubblicato a fine anno con i decreti della presidenza del Consiglio, in base al quale gli enti potranno fare le loro richieste. Si tratta però di un primo portafoglio di beni sul quale gli enti potranno cominciare a fare le loro valutazioni. Fuori dalla lista restano invece i siti del demanio storico-artistico che richiedono il coinvolgimento del ministero dei Beni Culturali. Lo stesso vale per i parchi, sui quali interviene il ministero dell’Ambiente e i porti di interesse nazionale sui quali ci dovrà essere uno screening da parte dei ministeri delle Infrastrutture e della Difesa.

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