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La grande beffa delle spiagge gratis

Il Sib, Sindacato Italiano Balneari (un’associazione che sembra uscita da una canzone di Paolo Conte), ha proclamato un singolare sciopero: per una giornata, in segno di protesta, lettini, ombrelloni, sedie a sdraio, cabine e doccia calda saranno offerti gratis, anzi a gratis. Tanto non succederà mai. I gestori degli stabilimenti balneari protestano perché, a loro dire, i canoni demaniali sarebbero esorbitanti. Così esorbitanti che hanno potuto recintare tutti i litorali: da Varigotti a Chia, in Sardegna. Il vero sciopero lo dovrebbero fare i bagnanti al grido di «Libera spiaggia in libero Stato». Non c’è più un metro di spiaggia libera. I bagnini piangono miseria (uno sport nazionale), ma ormai per mettere i piedi amollo in mare bisogna rassegnarsi a pagare un accesso. E i dati parlano chiaro: il turismo balneare rende. La spiaggia libera non è soltanto un luogo di libero transito, è qualcosa di più: un concetto, un servizio pubblico che un solo un Paese come l’Italia, con tutte le sue coste, sarebbe in grado di offrire ai suoi cittadini. A Nizza, sulla Costa Azzurra, in tutta la famosa Promenade des Anglais, 5 chilometri di lungomare, ci saranno 5 o 6 stabilimenti attrezzati: il resto è spiaggia libera: pulita, ben curata, sorvegliata. Non esiste in nessun altro Paese in Europa una così alta concentrazione di spiagge accessibili solo a pagamento, con costi tutt’altro che economici. Cabine, cabine e poi ancora cabine: persino in costume da bagno, dobbiamo sopportare la divisione di classe. Stabilimenti per ricconi, dove la tintarella è solo uno strumento di pubbliche relazioni; stabilimenti per ceti emergenti; stabilimenti per ceti medi riflessivi, tipo Capalbio; stabilimenti per quelli delle seconde case. È ovvio che chi frequenta i magri lembi delle spiagge libere si senta un emarginato, un escluso, un povero cristo. È un male antico: c’è un film del 1951 di Aldo Fabrizi, La famiglia Passaguai, che racconta una domenica al mare, a Ostia. Già allora, lo stabilimento balneare è una realtà consolidata, un microcosmo sociale. «Una giornata al mare/ solo e con mille lire /sono venuto a vedere /quest’acqua e la gente che c’è», cantava Conte. Ci sarebbe la battigia, da dove nessun bagnino potrebbe scacciarti, anche se lo fa. Ma chi ha voglia, d’estate, in vacanza, di trasformare la battigia in battaglia?

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