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La Gelmini condanna i precari

I docenti precari inseriti nelle graduatorie a esaurimento, in attesa di un’assunzione, sono 240 mila. Gli insegnanti di pianta organica, ovvero già con contratto a tempo indeterminato, sono 700 mila. «Il precariato ha numeri assurdi, impensabile che tutti possano trovare un posto fisso nella scuola. Nessun governo li assumerà mai». È così che la Gelmini risponde alle polemiche che stanno accompagnando l’avvio del nuovo anno scolastico. E attacca i governi «che hanno fatto della scuola uno strumento di consenso a buon prezzo, dando posti di cui non c’era bisogno e facendo credere che prima o poi tutti sarebbero stati assunti». Nella conferenza fatta ieri a Palazzo Chigi, mentre illustra la riforma dei licei e degli istituti tecnici e professionali, come sia aumentato il tempo pieno e accresciuto il rigore (si boccerà con 50 giorni di assenza), il ministro dell’istruzione e università, Mariastella Gelmini, risponde picche a quanti le chiedono di incontrare i precari in sciopero della fame. «Prima verifichiamo se perderanno o meno il posto, poi che non scattino per loro i contratti di solidarietà, che abbiamo previsto con le regioni, e solo dopo parlerò con loro. Non mi presto a strumentalizzazioni». «Quelle della Gelmini sono favole, racconta una scuola che non esiste, dove tutto funziona», replica Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, «mentre ci sono precari che rischiano la vita perché vogliono solo continuare a lavorare». «Il ministro dimentica che per 8 anni degli ultimi 10 ha governato il centrodestra», rintuzza Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in commissione cultura alla camera. La scuola sta scontando il secondo anno dei tagli voluti dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti, con il decreto legge 112/2008: questo settembre va in scena la cancellazione di 25 mila posti di lavoro, sono stati 42 mila lo scorso. In tre anni va raggiunto un risparmio di 8 miliardi di euro. E i lavoratori ne stanno prendendo contezza in questi giorni in cui scattano le chiamate per le supplenze. «Non tutti i 25 mila posti tagliati sono persi, grazie ai pensionamenti e alle nuove assunzioni che abbiamo fatto saranno non più di due mila i perdenti contratto», replica la Gelmini. Ci sono stati infatti 24 mila professori andati via per pensionamento, che hanno liberato altrettanti posti. E 10 mila nuove immissioni. Ma secondo il Pd i dati reali sono altri, i licenziamenti sarebbero almeno 30 mila. «Era necessaria un politica di rigore, avevamo in Europa il numero più alto di docenti per alunni, del tutto ingiustificato», sostiene il ministro. Che conferma la volontà di garantire il turn over anche nei prossimi anni. Ma non saranno mai numeri tali da poter far entrare in ruolo tutti coloro che oggi sono in lista d’attesa. Anche perché il ministro ha intenzione di riformare il sistema di accesso alla professione («il regolamento è in arrivo»), con un nuovo percorso universitario e tirocini obbligatori. Un sistema che richiederà il riaccreditamento anche di quanti sono già in lista. Insomma, i giochi si complicano e, vista l’età media dei precari (in media 37 anni e mezzo, gli uomini 40, secondo l’Osservatorio 2007 del ministero dell’istruzione), molti rischiano di andare in pensione senza aver mai avuto l’agognato posto fisso. A 10 mila assunzioni l’anno, infatti servirebbero 24 anni per farli entrare tutti. E poi le risorse. «Il 97% delle risorse della scuola serve a pagare il personale, serve un riequilibrio. Non possiamo dimenticarci degli studenti, l’investimento in qualità non può essere limitato al 3% del bilancio dell’istruzione», dice il ministro. Un riequilibrio che ha avviato l’Economia, con il decreto 112, «perché il 30% delle risorse risparmiate andranno a premiare i docenti migliori, anche se per il momento l’urgenza è non far perdere gli scatti di anzianità», dice la Gelmini. «Ma pagare gli stipendi è un obbligo di legge, di cosa parla la Gelmini», chiede Mimmo Pantaleo, segretario della Flc-Cgil. «La scuola non può continuare a essere terreno di sterili protagonismi o di esasperato conflitto politico, né serbatoio da cui attingere risorse in modo indiscriminato», commenta Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola, «confrontiamoci tutti con serietà e responsabilità». Due gli obiettivi: «Un master plan per la stabilizzazione del personale; una nuova strategia educativa per frenare il dissanguamento della dispersione scolastica e della disoccupazione».

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