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La Firenze card è fatta adesso fatevi avanti

Dopo anni di polemiche e di attesa, abbiamo fatto finalmente partire la Firenze Card: un’unica tessera di ingresso per i principali musei fiorentini, compresi Uffizi, Accademia, Pitti e Palazzo Vecchio. Costa 50 euro per 72 ore: si può entrare senza fare la fila e si ha diritto anche allo spostamento gratuito sui mezzi pubblici, bus e tram. Trovate tutte le informazioni sul sito www.firenzecard.it. Oggi sembra banale. E lo è. Ma per venti anni sembrava impossibile, all’insegna del «no, un si pole!». Sono dunque molto felice per il fatto che finalmente siamo partiti: era un impegno di campagna elettorale e l’abbiamo mantenuto. Penso che adesso si potranno ampliare le reti museali interessate a star dentro il pacchetto (entro metà aprile spero che ad esempio l’Opera del Duomo proceda nella stessa direzione): rendere la vita un po’ più semplice ai turisti è il minimo che può fare una città civile. Ora la vera sfida è nelle mani del sistema degli albergatori e delle imprese. In tanti si lamentano per le cose che non vanno, per il contributo di soggiorno, per quello che si potrebbe fare di più. Bene. Ma adesso che c’è un sistema in cui si fa squadra (cosa oggettivamente rivoluzionaria per una città come Firenze dove si litiga sempre su tutto), vogliamo farlo funzionare, promuovendolo ovunque? Per adesso nella prima settimana quasi 400 persone hanno acquistato la card (un terzo direttamente on line). Quanto agli ingressi ? giusto per curiosità ? Pitti guida la classifica con 192 visite, Boboli segue a 189, Palazzo Vecchio 186, gli Uffizi con 179, l’Accademia con 176 per poi scendere ai 118 delle Cappelle Medicee e tutti gli altri. Da parte nostra siamo lieti di mettere a disposizione anche la notte fino a mezzanotte Palazzo Vecchio. Può sembrare una piccola cosa ma tenere aperto un museo la sera, tenere aperta una biblioteca la sera è una scommessa culturale prima ancora che economica: significa credere a una città viva fatta di relazioni sociali e non solo incardinata sulle proprie paure.

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