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La crociata del sindaco veneto “Gay malati, serve il coprifuoco”

TREVISO – La crociata estiva contro i gay parte dal greto del Piave, del fiume sacro alla patria, dove Riccardo Missiato, sindaco di Spresiano, un paese lungo la Pontebbana, ha lanciato il progetto “Estate sicura”. Vale a dire una campagna per arginare la frequentazione di parchi pubblici, spiagge e rive del fiume da parte di lucciole e trans. Ma anche di ragazzi omosessuali. Un giro di vite annunciato forte e chiaro: «I gay sono deviati e malati, non possono amoreggiare sul Piave, li identificheremo». Parole che hanno scatenato dure reazioni in tutta Italia, tanto che Missiato, capo di una coalizione trasversale e con alle spalle un passato da democristiano doc, è stato costretto ad abbozzare una retromarcia: «Non sono malati, ma intendo fermare il fenomeno della prostituzione femminile e maschile che ha raggiunto un degrado morale inaccettabile. A casa loro possono fare ciò che vogliono, ma non in pubblico». Troppo tardi però per rimediare, il tam tam all’interno della comunità gay era già partito. Ed è stato Franco Grillini a lanciare la proposta di organizzare una manifestazione di massa come risposta: «Faremo il kiss day sul Piave». Il presidente onorario dell’Arci Gay rilancia e attacca duramente il sindaco: «Gay malati? Il malato è lui, l’omofobia è una patologia sociale, siamo rimasti ai tempi della caccia alle streghe, con un’ideologia razzista e pattugliamenti che ricordano Ku Klux Klan. Serve una reazione conseguente per questo lancio l’idea di un Kiss-in sul Piave, facciamolo prima di Ferragosto. Tutti sono invitati: eterosessuali, gay, lesbiche, trans e tutti coloro che vogliono reagire a questo clima da Medioevo». L’idea del kiss-in ha già fatto il giro d’Italia raccogliendo adesione da ogni parte. Ma c’è chi si attende anche una risposta politica adeguata. L’Arci Gay chiede l’intervento del ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna: «Ci aspettiamo dal ministro un invito agli amministratori locali a moderare i toni e ad impegnarsi per fermare l’ondata di omofobia nel nostro Paese». Solo qualche giorno fa all’ospedale Pini di Milano era stata rifiutata una trasfusione di sangue ad un omosessuale. Senza contare che le aggressioni notturne alle coppie gay ormai non si contano più. Per questo Alessandro Zan, leader veneto dell’associazione lgbt: chiede di più: «Se fossimo in un’altra nazione Missiato verrebbe indagato e poi condannato. Serve una legge contro l’omofobia». Pro-nto a ricorrere alle carte bollate per denunciare il sindaco anche Aurelio Mancuso, leader nazionale lgbt, mentre Vladimir Luxuria vorrebbe accompagnare Missiato sul greto del Piave «ad ascoltare le storie dei gay così capirebbe molte cose. Sindaco, glielo dico con il cuore in mano: non servono cure mediche, basta l’a-more».

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