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La Corte dei conti bacchetta l’Inpdap

L’Inpdap deve mettere a punto iniziative “che mirino a recuperi del gettito contributivo e ad una riduzione della spesa a titolo di interessi per ritardato pagamento delle prestazioni”. È quanto afferma la Corte dei conti nella relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’istituto per l’esercizio 2009. I dati finali della gestione registrano, nel confronto con quelli dell’esercizio precedente, un peggioramento, a eccezione del risultato finanziario di competenza che invece conosce, pur mantenendo il segno negativo, un deciso miglioramento sul 2008, ma per effetto del saldo positivo (pari a 5.095,5 milioni) tra entrate e spese in conto capitale (derivante principalmente dall’anticipazione di bilancio, per 5.627 milioni, da parte dello Stato), il quale compensa in gran parte il disavanzo di parte corrente (ammontante a 5.889,4 milioni).
La magistratura contabile non manca di porre in luce che gli interventi, “oltre ad altri auspicabili ai fini della riduzione delle spese di funzionamento, possono, peraltro, determinare solo un’erosione del deficit senza intaccarne le ragioni strutturali”. Secondo la Corte, infatti, “lo squilibrio tra entrate contributive e spese per le prestazioni pensionistiche e previdenziali (trattamenti di fine servizio e Tfr) riveste, come già più volte segnalato e confermato dalle previsioni di bilancio per il 2010 e il 2011, un carattere strutturale, legato a fattori di natura esogena che determinano la diversa dinamica delle une e dell’altra. Fattori rispettivamente costituiti soprattutto dalle politiche limitative del turnover nel pubblico impiego, con i conseguenti riflessi sulla platea degli iscritti all’Inpdap, e dalla evoluzione del numero e dell’importo medio dei trattamenti erogati dall’Istituto, nonché dal prolungarsi del periodo di godimento della pensione in ragione della crescita del tasso di invecchiamento della popolazione”.
Più in generale, la Corte dei conti rileva come diminuiscano nel 2009 l’avanzo di cassa e il patrimonio netto, quest’ultimo in ragione dell’aumento del disavanzo economico, mentre continua ad assottigliarsi l’avanzo di amministrazione. Se si esclude l’apporto dell’anticipazione statale sul fabbisogno finanziario delle gestioni previdenziali, l’ammontare del disavanzo finanziario per il 2009 (793,9 milioni di euro) risulta pari a 6.420,9 milioni di euro, alla cui determinazione hanno contribuito le quattro macro-aree in cui può essere suddivisa l’attività dell’Istituto, con i rispettivi saldi negativi: Prestazioni pensionistiche (5.568 milioni di euro); Prestazioni previdenziali (295,2 milioni di euro); Prestazioni creditizie e sociali (120,1 milioni di euro); Spese di Investimento/Disinvestimento e Funzionamento (337,6 milioni di euro).
In questo scenario, che richiede come detto un crescente apporto della finanza statale per  assicurare la sostenibilità del sistema previdenziale gestito dall’Inpdap, la Corte evidenzia dunque la necessità di iniziative da parte dell’Ente che mirino a recuperi del gettito contributivo e a una riduzione della spesa a titolo di interessi per ritardato pagamento delle prestazioni. Tra le principali considerazioni
della Corte emergono inoltre quelle attinenti alla realizzazione del nuovo sistema informativo, ancora non pervenuta a conclusione nel 2009, e alle modifiche apportate dal decreto legge n. 78 del 2010 all’assetto della governance dell’Istituto, con gli aspetti problematici che, nonostante queste, rimangono ancora irrisolti e che richiederebbero una rivisitazione complessiva del sistema di governo dell’Inpdap, la cui esigenza è stata più volte evidenziata nei precedenti referti al Parlamento.

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