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La Corte dei conti analizza la gestione finanziaria degli Enti locali dell’’esercizio 2014

Con la recente delibera n. 8 la Sezione delle autonomie ha concluso l’analisi della gestione finanziaria degli Enti locali dell’esercizio 2014 esaminando i dati del conto del bilancio di 5.825 Comuni, 76 Province e dei certificati di conto di 164 Unioni alle quali partecipano 722 Comuni, accompagnando l’analisi anche con un “excursus” sui principali profili ordinamentali toccati dalle riforme in atto. 

Sotto quest’ultimo profilo specifica attenzione è stata rivolta allo stato del processo in corso per l’attuazione della legge 7 aprile 2014, n. 56, che non può ancora considerarsi completato. Situazione di stallo, cui tenta di rimediare la legge di stabilità per il 2016 con la previsione di possibili interventi surrogatori, che si accompagna ad una sempre più accentuata condizione di grave precarietà finanziaria delle Province. 

Stenta ad assumere i caratteri della organicità la revisione della spesa degli Enti locali quale strumento necessario ad un efficientamento delle gestioni, mentre la protratta ed estesa situazione di “sofferenza” finanziaria ha alimentato una diffusa istanza di flessibilizzazione dei bilanci da parte degli Enti locali. 

In questo scenario l’operazione “sblocca debiti”, avviata con le misure introdotte dal d.l. 35/2013, ha avuto l’effetto di ridurre il peso dei debiti sulla gestione della cassa, consentendo un recupero del livello di solvibilità: al 31 dicembre 2015, hanno ottenuto anticipazioni di liquidità, rispettivamente, 1.330 enti per il 2013, (tra Comuni e Province) per l’importo di circa 2 miliardi 975 milioni di euro e 774 enti nel 2014, per circa 2 miliardi 257 milioni di euro.  Gli enti della Campania hanno assorbito, da soli, nel 2013 il 38% delle risorse e, nel 2014, il 45,4%. Tra gli enti delle Regioni del Nord-Italia, quelli del Piemonte hanno drenato circa il 10% delle risorse, sia nel 2013, che nel 2014.

Quanto agli andamenti finanziari, i tagli alle risorse operati fino al 2014 hanno indotto gli Enti locali ad azionare la leva fiscale. Le entrate correnti nel quadriennio 2011-2014 confermano l’incremento degli accertamenti delle entrate tributarie: +18%, in valore assoluto circa 4,2 miliardi,  che in termini pro capite esprime un incremento di valore da 163 euro del 2011 ai 261 euro del 2014, sul quale pesano il gettito della tassa sulla casa, che, nell’esercizio 2014, risulta cresciuto, su base nazionale, del 20% rispetto al 2011 e, nell’ambito delle tasse per i  servizi, quello per la raccolta e smaltimento dei rifiuti, che aumenta quasi a raddoppiarsi nel quadriennio passando da 5 miliardi di euro circa di accertamenti del 2011 a 10 miliardi circa nel 2014. 

Nessun significativo segnale si è colto nella ripresa degli investimenti nell’esercizio 2014; i dati da consuntivo della spesa dei Comuni mostrano una generale tendenza alla contrazione, imputabile, principalmente, alla spesa in conto capitale che, infatti, evidenzia, nel quadriennio, riduzioni significative (-32,9% di pagamenti totali e -24,2% di impegni) in cui si inserisce un calo evidente (93,6%) degli impegni relativi alle partecipazioni azionarie. La spesa corrente mostra una contrazione nel confronto fra gli ultimi due esercizi (-5% in termini di stanziamenti, – 3,6% in termini di impegni e -1,6% in termini di pagamenti di competenza).  

Per le Province è andato deteriorandosi, nel 2014 e 2015, il grado di autosufficienza finanziaria rispetto alle spese finali, che si era mantenuto a livelli costanti fino al 2013, intorno al 58%. 

Gli equilibri di bilancio nel quadriennio 2011-2014 mostrano un progressivo deterioramento per i Comuni, e, soprattutto, per le Province il cui diffuso – e generalizzato – stato di difficoltà pone dubbi sulla sostenibilità dei tagli ai trasferimenti.

Dai risultati di amministrazione si evince che un modesto numero di enti chiude in disavanzo. Nel 2013 l’importo totale dei disavanzi dei 147 Comuni interessati è di 1.097,9 milioni di euro, mentre nel 2014 è di 517,6 milioni di euro per 81 Comuni che chiudono i bilanci in deficit. 

I debiti fuori bilancio risultano rilevanti per gli importi e per l’alto numero di enti coinvolti: nel 2013 Comuni e Province contraggono debiti fuori dalla programmazione di bilancio per 834,9 milioni di euro e nel 2014 per 909,6 milioni, con un incremento per i Comuni del 21,4% e un decremento per le Province del 52,8%. Nello stesso biennio i debiti fuori bilancio non riconosciuti sono aumentati nelle Province da circa 40,6 milioni a circa 44,1 milioni di euro (+10,9%), mentre sono diminuiti nei Comuni da circa 925,6 a circa 677,6 milioni di euro (-26,8%).

Segnali incoraggianti vengono dai dati di consuntivo delle Unioni di comuni e delle Fusioni di comuni. Per le prime, la spesa corrente nel biennio considerato (2013-2014) cresce di 40,4 milioni di euro (+ 9%), ma ad essa fa riscontro un decremento della spesa corrente dei Comuni che partecipano alle Unioni di 76,6 milioni di euro (rispetto al 2013: – 3%) Per le Fusioni – sia pur nel ristretto ambito di analisi (18 enti nati dalle fusioni) e al netto degli incentivi ricevuti – si rileva che hanno prodotto un risparmio di spesa di circa 10 milioni di euro. 

Emerge, dunque, che la gestione associata delle funzioni fondamentali, se proseguita ed ulteriormente incentivata, costituisce essenziale strumento al fine del conseguimento di più elevati standard di efficienza ed efficacia, soprattutto in una realtà caratterizzata da una “polverizzazione” degli Enti locali e da una conseguente frammentazione delle politiche territoriali.

 

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