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La correzione sale a 59 miliardi

Per quel che riguarda i saldi, non vi è dubbio che l’ulteriore riscrittura della manovra correttiva rafforza l’impianto delle coperture, integrando con entrate certe (l’aumento di un punto dell’aliquota ordinaria del l’Iva del 20%) la prenotazione di gettito futuro affidata alla nuova stretta antievasione. Stando ai calcoli più recenti, l’aumento secco dell’Iva vale attorno ai 4 miliardi. Ne consegue che, attribuendo nominalmente alla stretta antievasione lo stesso gettito che nella prima versione del decreto era affidato al «contributo di solidarietà» (5% sui redditi oltre i 90mila euro, 10% oltre i 150mila euro), il saldo complessivo delle due manovre di luglio e agosto sale da 55 a 59 miliardi. La scomposizione anno per anno andrebbe così rivista alla luce dei nuovi importi: correzione di 27,9 miliardi nel 2012 e di 53,8 nel 2013. È lo stesso comunicato con cui palazzo Chigi ha dato conto ieri delle nuove correzioni alla manovra, a confermare che la destinazione del maggior gettito Iva è il «miglioramento dei saldi del bilancio pubblico fino al pareggio di bilancio». Quanto al contributo di solidarietà del 3% sui redditi che superino i 300mila euro annui (novità dell’ultimissima ora che aggiorna la decisione di poche ore prima), la platea coinvolta è di 34mila soggetti, con un gettito di 54 milioni nel 2012 e 144 milioni nel 2013 e 2014. Nella precedente comunicazione del governo, che faceva riferimento a 11mila contribuenti che dichiarano più di 500mila euro annui, la stima di maggior gettito era pari a 35 milioni nel 2012, e poi a 87,7 milioni nel 2013. Cifre in ogni caso non risolutive, ma dal chiaro intento simbolico. Infine l’anticipo al 2014 dell’aumento graduale dell’età pensionabile anche per le donne del settore privato non ha effetti sulla manovra, e dunque sul pareggio di bilancio nel 2013, poichè i primi risparmi, pari a 112 milioni, cominceranno a dispiegare i loro effetti dal 2015. Ne consegue che magna pars del rafforzamento del decreto all’esame del Senato è da attribuire all’aumento dell’Iva. La manovra, che già nella versione originaria era composta (nel cumulato con il decreto di luglio) da oltre il 60% di maggiori entrate, risulta ora ancor più dominata da misure di carattere fiscale. Manovra rafforzata, obiettivi certi? Ovviamente tutto dipenderà dalla risposta dei mercati nell’arco delle prossime settimane, e da come andrà effettivamente sul fronte della crescita. A regime, i 4 miliardi in più l’anno dell’aumento dell’Iva potrebbero anche compensare l’effetto (in termini di minori entrate) della possibile revisione al ribasso delle stime. Al momento, in attesa che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti fornisca le nuove previsioni, il target di crescita, sul quale è stato tarato il percorso di rientro del deficit fino al «close to balance» del 2013, resta fermo all’1,1% quest’anno, all’1,3% nel 2012, 1,5% nel 2013 e 1,6% nel 2016. Occorre peraltro segnalare che l’aumento dell’Iva era fino a ieri l’arma di riserva che Tremonti si riservava di attivare nell’ambito della legge delega sulla riforma fiscale e assistenziale. Resta la possibilità di intervenire sulle altre due aliquote agevolate del 4 e 10%, e anche in linea teorica di ritoccare nuovamente l’aliquota ordinaria. Come per la manovra di luglio, parte non irrilevante della nuova correzione (4 miliardi nel 2012, 12 miliardi nel 2013) è affidata infatti all’attuazione della delega, rafforzata dalla clausola di salvaguardia. L’anticipo della scadenza della delega al settembre del 2012 contribuirà a ridurre il deficit di 4, 16 e 20 miliardi nel triennio 2012-14. 

LA PAROLA CHIAVE
Indebitamento netto
È il saldo dei conti economici di tutte le amministrazioni pubbliche calcolato con il criterio della competenza. Si differenzia dal fabbisogno (altro saldo riferito ai conti pubblici) calcolato con il criterio di cassa. La manovra correttiva prevede un pareggio del primo saldo, l’indebitamento appunto, entro la fine del 2013, con una riduzione del disavanzo dell’1,4% nel 2012 e di oltre 2,5 punti percentuali nell’anno successivo.

Fonte: Il Sole 24Ore

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