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La cedolare sugli affitti insegue il debutto al 1° gennaio

Avessero rispettato il calendario previsto, proprio in queste settimane chi affitta case in nero avrebbe avuto l’ultima occasione di mettersi in regola, evitando le super-sanzioni. Lo schema di decreto legislativo varato lo scorso 4 agosto in consiglio dei ministri, infatti, prevede un’operazione in due tempi:  – fino al 31 dicembre, la possibilità di registrare i contratti irregolari senza eccessive penalizzazioni;  – dal 1° gennaio, la cedolare secca al 20% sui redditi da locazione, abbinata a sanzioni severissime per chi incassa denaro in nero. In pratica, i proprietari rischieranno di vedersi ridotto l’affitto fino al 70-80%, perché il canone verrà commisurato al triplo della rendita catastale; inoltre, la durata del contratto ripartirà da zero e sarà prorogata di altri quattro anni. Un vero e proprio piano anti-sommerso, quindi, studiato per sfruttare il conflitto d’interessi tra locatore e conduttore. E per portare alla luce gran parte dei 500mila affitti in nero, cui si stima corrisponda un imponibile evaso di circa 3 miliardi di euro all’anno. Per rendere vigente la tassazione ad aliquota unica, però, mancano ancora tre passaggi: il parere degli amministratori locali in conferenza unificata (obbligatorio anche se non vincolante), i pareri delle commissioni di Camera e Senato, e l’approvazione finale in consiglio dei ministri. La complessità dell’iter, quindi, rischia di far saltare l’operazione, a meno che non si decida ? in fase di approvazione definitiva ? di prolungare la finestra concessa ai proprietari. Anche perché bisogna tenere conto dei tempi di pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale e della sua entrata in vigore. Nel frattempo, resta l’attesa dei proprietari, che sperano di vedere alleggerito il carico fiscale sulle case date in affitto. Il panorama attuale, del resto, non offre molte agevolazioni, se si esclude l’abbattimento dell’imponibile nei contratti a canone concordato. Una formula, però, che non è mai veramente decollata e che – ironia della sorte – potrebbe essere messa fuori mercato proprio dalla cedolare. Per rendersene conto, basta confrontare il prelievo legato alla cedolare e quello con il contratto concordato. Con un canone di 6mila euro, nel primo caso si pagano 1.200 euro all’anno; nel secondo, 1.356, applicando l’aliquota intermedia del 38 per cento. Sotto il profilo delle agevolazioni, non va molto meglio per gli inquilini, che di fatto sono esclusi dai bonus su ristrutturazioni e risparmio energetico. Per chi affitta l’abitazione, l’unico vero sgravio generalizzato è la detrazione d’imposta di 150 o 300 euro all’anno per i redditi più bassi. Le altre misure, invece, riguardano soggetti in situazioni particolari: studenti fuori sede, giovani e lavoratori lontani dal comune di residenza. Mentre la gran parte delle attese si concentra su cedolare e proroga del 55%, nel 2011 non cambierà nulla per chi vuole comprare un’abitazione. Date per acquisite le agevolazioni attuali, la grande novità potrebbe essere l’abbattimento delle imposte indirette al 2% (trasferimenti prima casa) e all’8% (seconde abitazioni). Ma se ne parlerà nel 2014, con il nuovo tributo unico municipale.

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