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La casta resiste anche questa volta il vitalizio dell’onorevole non si tocca

Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il superministro dell’Economia, Giulio Tremonti,il segretario del Pdl, Angelino Alfano, e il capo della Lega, Umberto Bossi, i vertici parlamentari della maggioranza e i ministri (compresa la decina di quelli che, privi di portafoglio e quindi di carico di lavoro, avrebbero più tempo per riflettere), ci sono o ci fanno? Se dobbiamo giudicare dall’operazione sulle pensioni, dovremmo definirli tutti analfabeti politici. Partiamo da un assunto difficilmente smentibile. Se c’è un settore detestato, impopolare, odiato, contestato, è quello dei costi della politica. A parte coloro che ci campano, gli altri milioni di italiani non ne possono più. Sarà demagogia, sarà qualunquismo, sarà populismo, ma se c’è un istituto che tutti vorrebbero azzerare è quello degli assegni vitalizi ai parlamentari. Pur avendo dato, nel corso degli anni, qualche dritta per sopprimere i privilegi più osceni, rimane l’assunto fondamentale: attraverso contributi elargiti dalle Camere, deputati e senatori possono procacciarsi corposi assegni, cumulabili con qualsiasi altro emolumento. Decine di milioni di pensionati, di lavoratori autonomi o dipendenti, di datori di lavoro, insomma la quasi totalità degli italiani condanna questa discriminazione, posto che un normale pensionato percepirebbe, coi contributi versati dai parlamentari, sì e no un decimo di quanto elargito dalle Camere. Orbene, la settimana scorsa venne fuori l’ipotesi di operare drastici tagli ai costi della politica. Sarebbe bastato, al cittadino qualunque, l’annuncio che i parlamentari in carica non avrebbero più goduto di quella che per la gente è una pensione privilegiata. Invece, dopo la soffiata di popolarissime operazioni chirurgiche sui tagli della spesa politica, ecco l’intervento ammonitore dei presidenti delle Camere, con il governo subito consenziente. Per ora non si procede; forse si procederà presto; si vedrà al momento opportuno; intanto nominiamo una commissione; guardiamo all’Europa; poi ci penseremo; decideremo per la prossima legislatura_ Squallido. Che cosa, nelle stesse ore, ti combina la maggioranza? Rimangiata silenziosa-mente qualsiasi operazione per azzerare i vitalizi ai parlamentari, provvede a tagliare adeguamenti pensionistici per vaste fasce (un quarto del totale). O almeno, tali le voci diffuse. E come dovrebbe reagire un pensionato, il quale veda negato a sé un adeguamento di, putacaso, cinque o dieci euro il mese, ma si accorga che continueranno a corrispondersi vitalizi ai parlamentari? Ha diritto d’imbufalirsi, ammettiamolo. Incidere sulle pensioni della gente è provvedimento fra i più impopolari. Non importa che fra quelle pensioni ve ne siano tante messe insieme con contributi non versati dal pensionato, elargite da provvedimenti ad hoc, godute già in età giovanile ecc. ecc. Ciascun pensionato ritiene di aver diritto non già alla pensione percepita, bensì a una di gran lunga più consistente, infischiandosene dei princìpi ben diversi di contribuzione, retribuzione e capitalizzazione. Poiché ciascun uomo politico è conscio di questo diffuso sentire, com’è possibile annunciare prima sacrifici per i parlamentari, bastonare poi un quarto dei pensionati italiani e insieme lasciare tutto immutato per deputati e senatori? Qui stiamo all’abbiccì della politica e della comunicazione. Il pasticcio combina-to è talmente assurdo da doversi interrogare sulla classe dirigente di maggioranza. Possibile che siano tutti così sprovveduti? Possibile che non abbiano capito che, prima di sottrarre a oltre quattro milioni d’italiani somme da loro attese, avrebbero dovuto privarne quattromila privilegiati? Aver agito in maniera così inconsulta può avere solo una conseguenza: l’ira della gente. Già la maggioranza aveva captato alle urne, più volte in poche settimane, l’aria pesante. Sono stati così bravi da peggiorare la situazione.

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