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L’86% dei comuni ha energia pulita

Italia, quarta della classe in Europa per energie rinnovabili. Lo scorso anno, tra fotovoltaico, eolico e biomasse, la Penisola ha prodotto 52 TWh di energie posizionandosi alle spalle di Germania, Danimarca e Spagna. Un piazzamento di tutto rispetto che va di pari passo con la progressiva diffusione delle rinnovabili all’interno della Penisola. Basti pensare che i comuni italiani censiti da Legambiente dove è installato almeno un impianto a energia rinnovabili hanno raggiunto quota 6.993 contro i 5.580 del 2009 e i 3.190 nel 2008. In altri termini le fonti pulite, fino a dieci anni fa appannaggio dei grandi impianti idroelettrici e geotermici, sono oggi presenti nell’86% dei comuni. «Per il fotovoltaico Craco, in provincia di Matera, ha guadagnato la testa della classifica italiana con una produzione di oltre 542kW ogni 1.000 abitanti», hanno spiegato gli esperti di Legambiente. Nel solare termico a vincere è invece il piccolo comune di Fiè allo Sciliar, in provincia di Bolzano, con una media di 1.152 mq/1.000 abitanti. Ma sono 51 i municipi italiani che hanno già raggiunto l’obiettivo europeo di 264 mq/1.000 abitanti, 15 in più rispetto all’anno scorso. E l’eolico? La fotografia scattata da Legambiente parla di 297 comuni votati all’energia generata dal vento con una potenza installata in crescita, di 5.148MW, 1.287MW in più rispetto al 2009. «L’energia prodotta dall’eolico in Italia è in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di oltre 4 milioni e 100mila famiglie», hanno spigato gli esperti. Ma esiste anche chi si è spinto oltre realizzando un sistema di produzione di energia rinnovabile capace di soddisfare al 100% le esigenze della popolazione. È il caso di 15 comuni del Nord Italia, 8 in provincia di Bolzano, 3 a due passi da Aosta e altri due, Cavalese e Fondo, in provincia di Trento, che rappresentano il miglior esempio di innovazione energetica e ambientale. In queste realtà sono gli impianti a biomasse allacciati a reti di teleriscaldamento a soddisfare i fabbisogni termici e un mix di impianti rinnovabili a permettere di soddisfare e superare i fabbisogni elettrici dei cittadini residenti. Un panorama destinato a migliorare a seguito dell’introduzione del decreto legislativo sulle rinnovabili pubblicato sulla G.U. del 28 marzo. Fermo restante il taglio agli incentivi, il decreto Romani ha introdotto importanti novità in materia di efficienza energetica in edilizia. Dalla seconda metà del 2012 diventerà obbligatorio usare fonti di energia pulita in tutti i nuovi edifici. E questo, a prescindere dai regolamenti edilizi dei singoli comuni. Almeno metà del fabbisogno energetico annuo per la produzione di acqua calda sanitaria dovrà essere assicurato da fonti rinnovabili. Percentuale che scende al 25% nei centri storici contro il 20 delle norme attuali. Per la produzione di elettricità cade l’obbligo introdotto dal milleproroghe di assicurare almeno 1 kW di energia pulita per ogni unità abitativa, introducendo il calcolo in base alla superficie dell’edificio. Mentre, il contributo delle rinnovabili al fabbisogno energetico totale dovrà essere di almeno il 20% da giugno 2012 a fine 2013 per portarsi al 35% tra il 2014 e il 2016 fino a toccare il 50% a partire dal 2017. «L’Italia è pronta a introdurre questi nuovi parametri», ha assicurato Piero Torretta, vice presidente dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili. «Per il 2012 non prevedo alcun contraccolpo per il settore edile. Più impegnativi, invece, gli interventi richiesti dalla legge a partire dal 2017. Ma abbiamo davanti sei anni di tempo per attrezzarci. Confido quindi nello sviluppo di nuove tecnologie che ci accompagneranno verso l’adeguamento delle tecniche costruttive ai nuovi parametri di risparmio energetico». Secondo Torretta, il mondo dell’edilizia dovrà da un lato realizzare involucri meno energivori che consentano di limitare la dispersione di energia; e dall’altra, realizzare impianti per produrre energia da fonti rinnovabili. Quale impatto avranno questi interventi? «Ogni miglioramento si manifesta in un incremento del costo. Ma queste extra spese si tradurranno in maggiore comfort e maggiori risparmi energetici capaci di compensare le spese sostenute inizialmente», ha continuato Torretta. «Nel corso degli anni il costo delle tecnologie tenderà a ridursi azzerando l’extra costo che dovremo sopportare inizialmente».

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