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L’Italia vince alla Corte Ue: stop ai bandi di concorso non scritti in italiano

L’Italia segna un altro punto in suo favore nella partita che ormai da alcuni anni sta giocando con l’Europa per la difesa della lingua di Dante e del multilinguismo. 
Il Tribunale della Corte di giustizia Ue ha stabilito che tutti i bandi di concorso relativi a posti di lavoro nelle istituzioni europee dovranno essere pubblicati integralmente in tutte e 24 le lingue ufficiali dell’Unione. 

La sentenza emessa dai giudici comunitari conferma quella del 27 novembre dello scorso anno e si riferisce alla cause intentate dal governo italiano contro la Commissione europea per aver stampato nel 2008 due bandi di concorso per 63 posti (50 amministrativi e 13 medici) in versione integrale solo nelle edizioni inglese, francese e tedesca della Gazzetta Ufficiale Ue. In italiano e nelle altre lingue ufficiali furono pubblicate solo delle sintesi degli stessi bandi. 

Questa modalità di diffusione ha determinato, secondo il Tribunale Ue, una situazione di svantaggio a danno dei candidati potenziali non madrelingua inglese, francese o tedesca, i quali sono stati costretti a utilizzare uno di questi tre idiomi per leggere la versione completa dei bandi. Con il fondato rischio di non capire bene l’oggetto del concorso e quindi di non potersi preparare adeguatamente ad affrontarlo. Una situazione che ha costituito di fatto una discriminazione sulla base della lingua vietata dalla Carta Ue dei diritti fondamentali e dallo statuto dei funzionari europei. 

Da qui la decisione di annullare i bandi di concorso oggetto dei ricorsi presa dai giudici comunitari, i quali hanno comunque voluto salvaguardare i diritti di chi li ha vinti affermando che la loro sentenza non ne rimette in discussione i risultati. Ma rispetto alla decisione del novembre scorso, questa volta il Tribunale è andato oltre, annullando anche un bando e dei test di accesso a esami che prevedevano che le prove e le comunicazioni con la Commissione si dovessero svolgere unicamente in una delle solite tre lingue (inglese, francese o tedesco). Una possibilità prevista dalle norme Ue, ma che nei casi specifici al centro dei ricorsi italiani è stata ritenuta «non giustificata» dai giudici europei. 

«L’odierna sentenza del Tribunale dell’Unione europea costituisce una significativa conferma dell’eguaglianza fra le lingue dei Paesi membri», ha dichiarato il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi. «Il Governo italiano aveva presentato un ricorso – ha ricordato il ministro – contro alcuni bandi che determinavano, a nostro parere, una discriminazione. I giudici europei hanno pienamente accolto la tesi italiana». Inoltre per Moavero (che prima di assumere l’incarico ministeriale è stato giudice della Corte Ue) «questa sentenza è molto importante per tutti i cittadini dell’Unione. Gli italiani che desiderano lavorare nelle istituzioni Ue per contribuire alla costruzione di un’Europa più unita e per arricchire il proprio percorso professionale – ha concluso il ministro – vedono così riconosciuta pienamente la parità della nostra lingua e non alterate le loro legittime possibilità di successo nei concorsi pubblici banditi a tal fine».

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